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ATTEGGIAMENTI

[di Emilio Alberich]

Il termine atteggiamento (attitude, actitud, Haltung) gode di un certo favore nell’ambito della riflessione e della prassi della C., soprattutto in rapporto agli obiettivi o → mete della C. Si parla in questo senso di suscitare, interiorizzare e maturare A. di → fede come l’obiettivo proprio dell’opera cat. E si può dire che parlare di C. al servizio di A. di fede, dove prima si diceva C. per le conoscenze della fede, caratterizza in qualche modo il rinnovamento avvenuto nei tempi recenti.

1. Col termine atteggiamento, così com’è stato studiato dalle scienze psicologiche e sociali (e soprattutto dalla psicologia sociale), si intende generalmente una disposizione, un modo di essere, una mobilitazione dinamica della personalità che, nei confronti di una situazione di vita, coinvolge la sfera conoscitivo-valutativa, i processi affettivi e le tendenze volitivo-operative: «L’atteggiamento è più ampio della credenza: mentre quest’ultima si riferisce quasi unicamente alle fasi cognitive di una condotta, l’atteggiamento ingloba momenti valutativi ed una disposizione prossima all’azione in armonia alle valutazioni date di una determinata situazione di vita, non disgiunta da una intensa partecipazione emotivo-affettiva» (G. Milanesi 1970, 62-63). . . .

Ci sono modi diversi di definire gli A., ma è abbastanza comune distinguervi tre componenti essenziali: quella cognitiva (conoscenze, informazioni, valutazioni, motivazioni); quella affettiva (sentimenti, emozioni, stati d’animo): e quella conativa o comportamentale (disposizione all’azione). Capita però alle volte di veder ridurre gli A. soltanto alla seconda componente (affettiva, cf J. E. Greer 1984).

2. L’importanza e la convenienza di parlare di A. in sede cat. può risultare da diverse considerazioni:

— Da un punto di vista teologico, sembra possibile descrivere in termini di A. sia il fatto della conversione, sia il dinamismo cristiano centrale della fede (speranza e amore). In questo senso l’itinerario di crescita nella fede può essere descritto come un processo di interiorizzazione e maturazione di A. di fede, cioè di quell’insieme di conoscenze, valutazioni, sentimenti e disposizioni operative che contraddistinguono il modo cristiano di porsi davanti alla vita, di fronte alla realtà, alla luce e sull’esempio di Cristo.

— In sede di → psicologia della religione il concetto di A. è adoperato per esprimere il cammino della maturazione religiosa. Questo processo di maturazione può essere descritto come il passaggio dalla religiosità spontanea o dalla credenza all’atteggiamento religioso (cf G. Milanesi 1970; A. Vergote 1967, 211-213).

— Dal punto di vista pedagogico, risulta ricco di indicazioni operative e di valenza educativa il riferimento agli A. Questi infatti sono disposizioni non innate, ma acquisite (suscettibili quindi di influsso educativo); sono relativamente stabili (senza escludere la possibilità di cambiamento); e hanno generalmente il carattere della centralità nello sviluppo della personalità. Essi «hanno una funzione essenziale nel determinare il nostro comportamento: condizionano i nostri giudizi e le nostre percezioni, influenzano la nostra prontezza ed efficacia di apprendimento, ci aiutano a scegliere i gruppi ai quali unirci, le professioni che seguiamo e il nostro modo di vivere» (V. Volpe 1976, 141). Inoltre, l’esistenza negli A. delle tre componenti sopra citate permette anche di articolare l’intervento educativo ai livelli cognitivo, affettivo e comportamentale, in modo da poter ottenere il risultato, di grande valore pedagogico, della trasformazione e maturazione degli A.

3. In rapporto alla C. il discorso degli A. interessa e incide concretamente da diversi punti di vista.

— In forma globale, non solo è possibile, ma ricco di indicazioni e conseguenze formulare gli obiettivi della C. in termini di A. di fede, in funzione cioè della conversione come atteggiamento fondamentale e delle conoscenze, disposizioni, affetti e comportamenti propri di un cammino di fede.

— In forma parziale e in sede di programmazione, si includono a volte gli A. come obiettivi da raggiungere, insieme agli obiettivi di ordine cognitivo (conoscenze) e di ordine operativo (azioni). In questo caso si parla di A. con riferimento quasi esclusivo alla componente affettiva.

— In un orizzonte educativo più largo, si parla anche di A. in relazione alla C., in quanto questa deve influire e contribuire alla trasformazione e maturazione degli A. della persona, in vista di una sua crescita globale nel senso della fede.

Bibliografia

E. Alberich, Catechesi e prassi ecclesiale, Leumann-Torino, LDC, 1982, 98-108; J. E. Greer, Attitudes, in J. M. Sutciffe (ed.), A Dictionary of Religious Education, London, SCM Press, 1984, 30-32; G. Milanesi, Integrazione tra fede e cultura, problema centrale della pastorale catechetica, in Id., Ricerche di psico-sociologia religiosa, Roma, PAS-Verlag, 1970, 61-75; R. Tonelli, Pastorale giovanile, Roma, LAS, 1982, 160-168; A. Vergote, Psicologia religiosa, Torino, Borla, 1967; V. Volpe, Atteggiamento, in F. Demarchi – A. Ellena (ed.), Dizionario di sociologia, Roma, Ed. Paoline, 1976, 138-143; G. D. Wilson, Atteggiamento, in W. Arnold – IT. J. Hysenck – R. Meili (ed.). Dizionario di psicologia, Roma, Ed. Paoline. 1973, 117-120.

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