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ATEISMO

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[di Joseph Gevaert (1930-2019)]

A. nel senso corrente del termine si riferisce alla negazione dell’esistenza di Dio e alla conseguente impostazione dell’esistenza umana senza diretto riferimento a Dio o alla religione. La diffusione dell’A. nelle sue diverse espressioni è tale che la C. non può trascurare di affrontare il problema e di preparare il cristiano a vivere in una società pluralista in cui diverse forme di A. sono attivamente presenti.

1. Tre radici fondamentali dell’ateismo contemporaneo. Indipendentemente dalle numerose distinzioni e varianti che vengono recensite nelle opere specializzate (cf bibl.), si possono identificare tre radici maggiori dell’A. nell’epoca contemporanea.

a) La inutilità di Dio come ipotesi di spiegazione del mondo e di soluzione dei problemi storici. Nelle sue prime formulazioni (Feuerbach, razionalismo francese, marxismo ufficiale, ecc.), l’ipotesi Dio come «spiegazione» viene radicalmente rifiutata. La fede in Dio viene contrapposta, come soluzione anti-scientifica, alle scienze empiriche e alla filosofia razionale che spiegano i problemi del mondo e della realtà in base a fattori intramondani. Di volta in volta si insiste sulla radicale inutilità dell’ipotesi Dio, sulla sua infondatezza, sul carattere non scientifico o anti-scientifico. Il cosiddetto A. «scientifico» ha cercato di trovare nelle stesse scienze presunti argomenti per dimostrare che Dio non esiste e che l’ipotesi Dio non ha senso. Nell’ultima fase di questo A. molti non fanno nemmeno uno sforzo per dimostrare che Dio non esiste. Tentano semplicemente di costruire una società in cui Dio non ha nessun posto e nessuna funzione, e in cui per la vita umana e per la società non sembra avere importanza se Dio esiste o non esiste.

b) La seconda radice dell’A. contemporaneo è costituita dal presunto conflitto tra l’autonomia dell’uomo e la fede in Dio. Non si tratta più semplicemente di negare l’utilità e la funzionalità dell’ipotesi Dio, ma di rivendicare la negazione di Dio per poter affermare l’autonomia e la libertà dell’uomo. Nella linea di M. Merleau Ponty, A. Camus, J. P. Sartre ed altri si parla di una inconciliabile contrapposizione tra l’affermazione di Dio e la realtà dell’uomo e della storia. Poiché non si può in nessun modo rinunciare alla dignità dell’uomo, alla sua autonomia, alla sua libertà, alla responsabilità per la storia… si procede alla negazione di Dio.

Sul piano della conoscenza si insiste frequentemente sul fatto che, se Dio esiste, le soluzioni dei problemi sono già scritte nel quaderno del maestro; di conseguenza la faticosa ricerca dell’uomo per comprendere e spiegare scientificamente la realtà, come pure i suoi millenari sforzi per risolvere i problemi concreti della vita e della storia, non potrebbero che apparire un gioco inutile e crudele. Inoltre, se Dio esiste, gli uomini portano in sé una «natura» umana nella quale stanno già scritti tutti i valori e tutte le linee della umanizzazione dell’uomo; conseguentemente non vi sarebbe nessuna libertà e creatività da parte dell’uomo. Se Dio esiste, la Provvidenza divina ha già determinato tutto e da essa l’uomo dipende radicalmente; la sua autonomia e la sua libertà sarebbero puramente illusorie.

In questi indirizzi di A. si insiste ad oltranza sulla libertà e creatività dell’uomo, sulla capacità e la necessità di stabilire, in radicale autonomia, le linee dell’umanizzazione dell’uomo, sulla assoluta responsabilità dell’uomo di fronte alle proprie scelte, ecc.

c) La terza radice dell’A. contemporaneo è l’esistenza del male e della sofferenza. Si tratta indubbiamente della più vecchia radice di A. presente nella storia. Oggi, dopo Auschwitz e le assurde guerre mondiali, la massiccia presenza del «non senso» e dell’assurdità sembra tale che l’intera esistenza umana possa venire interpretata come radicale contingenza (J. P. Sartre): è assurdo che siamo nati; è assurdo che si muore… Altri sono colpiti soprattutto dalla sofferenza degli innocenti, in particolare dei bambini (A. Camus) e si domandano come l’esistenza di un Dio buono e onnipotente potrebbe conciliarsi con l’immensa sofferenza degli innocenti. Anche tra i credenti più di uno si dà il consiglio di non pensarci troppo per non perdere la fede… Compiti della C. nei confronti dell’A. Alcune espressioni classiche dell’A. (Feuerbach, razionalismo, materialismo…) sono superate dal tempo ed è meglio lasciarle riposare nei difficili libri di pensatori e filosofi elitari. Molte forme di A. sono però massicciamente presenti nel pluralismo culturale occidentale. Anche la C. e l’evangelizzazione vengono investite dalla loro presenza.

a) È anzitutto necessario avere il coraggio di affrontare il problema dell’A. specie a livello della C. giovanile e nella C. degli adulti. L’atteggiamento di paura e di fuga, che attualmente tenta una parte della C. e minaccia di rinchiuderla nella Bibbia, nella liturgia e nella spiritualità, non prepara i cristiani a vivere con adeguata sicurezza e serenità la loro fede.

b) Non basta dire che FA. è falso, pernicioso e condannato dalla Chiesa. Occorre illuminare l’intelligenza e far vedere la infondatezza dei suoi argomenti e gli equivoci sui quali è basato.

Da un lato occorre mettere in luce che ognuna di queste forme di A. prende le mosse da una falsa rappresentazione di Dio, in cui egli perde la sua misteriosa trascendenza e appare come immediato e temibile concorrente intramondano dell’uomo. Va illustrato che qualsiasi estrapolazione delle scienze empiriche per dimostrare la non esistenza di Dio è un atteggiamento profondamente antiscientifico.

Da un altro lato bisogna sottolineare che ciò che viene combattuto dall’A. non è il vero volto di Dio, ma le false rappresentazioni di Dio. Paradossalmente anche il credente combatte queste false rappresentazioni, e dalle critiche atee può ricavare argomento per purificare la propria rappresentazione di Dio. Inoltre va riconosciuto che non solo l’A. critica la (falsa) religione, ma anche la Bibbia conosce una lunga tradizione di critica della religione. Basta pensare alla critica della religione eccessivamente rituale, senza adeguata interiorizzazione di atteggiamenti e di conversione del cuore; oppure alla critica di ogni atteggiamento religioso separato dalla pratica della giustizia (in senso ampio) verso i fratelli (cf Matteo c. 25). La stessa predicazione di Gesù è segnata da uno sforzo consistente per correggere gli errati modi di pensare Dio che incontrava presso i suoi contemporanei. La diffusione dell’A. invita comunque a riflettere (cf GS 19-21) fino a che punto gli stessi credenti abbiano contribuito a mantenere in vita false rappresentazioni di Dio e distorte pratiche religiose, e come si possano eliminare nell’insegnamento e nella pratica cristiana i fattori che favoriscono la persistenza dell’A.

In questo contesto è anche necessario riflettere seriamente sulle conseguenze della liquidazione della fede in Dio e della religione. La stessa umanizzazione dell’uomo, che molti atei cercano comunque seriamente, si relativizza terribilmente e in ultima analisi viene compromessa nella sua radice. Se l’uomo non riconosce più al di sopra di sé il Trascendente, allora in ogni momento è radicalmente alla mercé del dittatore o del potente di turno. La giustizia finale e il senso definitivo dell’esistenza vengono radicalmente compromesse e non ricevono in alcun modo una risposta adeguata nella storia.

c) L’A. va preso sul serio, anche perché si innesta su problemi e difficoltà realmente presenti nell’esistenza umana e che comunque, in qualche momento della vita, si presentano al credente. Questo vale in modo particolare per le radici dell’A. di cui sopra. L’A. non crea e non inventa questi problemi, ma li assolutizza. Ogni credente deve confrontarsi con essi per rendere meglio conto della propria fede e cogliere più a fondo il senso dell’annuncio evangelico.

d) La massiccia presenza dell’A. rende indispensabile una maggiore attenzione della C. a tutti i problemi che appartengono tradizionalmente alla teologia fondamentale e all’apologetica. La giustificazione della fede in Dio, e le sue indiscutibili radici nell’uomo vanno prese molto sul serio. A questo fine non serve molto la presentazione materiale e astratta delle cinque vie di san Tommaso. L’intera educazione, fin dalla fanciullezza, deve sviluppare l’attenzione al mistero trascendente della realtà e cercare di riconoscere la presenza delle tracce di Dio nella realtà.

e) La risposta adeguata del cristianesimo all’A. non è mai solamente intellettuale (filosofica, antropologica, teologica). Essa deve anche essere concretizzata nel cristianesimo vissuto. Il credente deve impegnarsi a fondo per il progresso scientifico e tecnologico, per la umanizzazione dell’uomo, per una liberazione profonda in ogni ambito della vita, per la creatività, per la lotta contro le diverse forme di male e di sofferenza, per la presenza nell’amore e nella diaconia presso i poveri, per la speranza dell’eternità che incita ad un fondamentale impegno nella storia.

Bibliografia

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