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ARTE CRISTIANA

[di Dante Balboni]

1. Il problema del rapporto tra la C., o trasmissione della Parola di Dio, e l’arte sacra ha le sue profonde radici nel cosmo, per cui «l’arte a Dio quasi è nepote» (Inferno XI, 105). La Parola di Dio nell’AT veniva comunicata attraverso i simboli, o letterari o con immagini, pur nell’ambito di un’assenza figurativa.

Del termine «arte», così ricco di risvolti e di significati, si è fatto talvolta un uso indiscriminato e inflazionato, anche negli ambienti ecclesiali; ma di recente, nei rapporti con la C., esso ha ritrovato la giusta rivalutazione nel discorso rivolto da Giovanni Paolo II agli Artisti (1981): «Con i Vangeli l’arte è entrata nella storia», Gesù operò un mirabile rivestimento delle idee, modellò il racconto in maniera che si potesse quasi vedere. Così parlò del pastore con la pecorella smarrita, del seminatore che ha seminato in terreni diversi, del figlio prodigo che ritorna alla casa del Padre.

Così inteso, il mandato: «Docete» iniziò con la parola plurilingue dello Spirito, si tramandò con gli scritti degli Evangelisti e si perfezionò con le immagini visive della Bibita pauperum. Ma il capolavoro della creazione è l’uomo-Dio, Cristo, immagine perfetta del Padre, compaginato nel grembo della Vergine dallo Spirito Santo, modello dell’uomo perfetto, la cui immagine irradiata sulla Sindone fu modello per l’antica iconografia del Volto santo e per la tradizionale iconologia dei Bizantini. Essa infatti fu per secoli esposta ripiegata in modo da evidenziare il solo viso del Salvatore.

Oltre a questa prospettiva teologica e liturgica, l’arte sacra figurativa ha avuto importanza ben presto anche come espressione di fede, nei due momenti sia del cammino previo che di quello concomitante.

Non solo le catacombe romane ci offrono numerose scene di C. sul Cristo e sulla Madonna, ma gli affreschi di Doura Europos presentano anche personaggi dell’AT: Mosè, Daniele, Giona, ecc., quali profeti precursori del Nuovo Regno e simboli di misericordia, di perdono, di grazia e di parusia.

Le immagini musive di S. Maria Maggiore in Roma e di S. Apollinare Nuovo in Ravenna presentano il messaggio evangelico con le scene più significative. Gli affreschi e le sculture medievali delle cattedrali e dei battisteri sono libri aperti per la C. collettiva, mentre le piccole Bibliae pauperum diffuse dalla Devotio moderna, preludono i catechismi figurati post-tridentini, usati individualmente nelle scholae degli Oratori filippini e ambrosiani, giunti fino a noi attraverso i sussidi didattici, diffusi da don → Bosco, da don → Alberione e da altri pionieri degli odierni mass-media.

L’iconografia barocca, seguendo i precetti conciliari di Trento, ci offre innumerevoli soggetti religiosi, anche se non sempre soffusi di profonda spiritualità. In seguito la cultura illuministica e razionalista ha portato a una disgregazione di stili e di contenuti. Passando alla tematica mitologica, gli artisti hanno disatteso e disattendono i motivi religiosi, e le chiese, depauperate dei propri capolavori d’arte confluiti nei musei, ricorrono ad artisti e a prodotti di scarso valore. Infine, per la sconsiderata corsa all’astrattismo e ad uno pseudo-pauperismo, le chiese sono oggi rimaste mute sul piano cat., legato alla decorazione e alla illustrazione.

Le nuove costruzioni tedesche e francesi del primo dopo-guerra (1919-1939), eseguite prevalentemente con il cemento armato, rifuggivano sotto l’influenza protestante dalle immagini sacre, e hanno esercitato un influsso negativo sul culto ai santi e sull’arte figurativa in genere, specie nel periodo postconciliare (1962-1980).

Ma contemporaneamente si svilupparono organismi ecclesiali che, rifacendosi allo studio dell’antichità cristiana, conservavano i valori cat. dell’arte figurativa (Pont. Comm. per l’arte sacra, 1924; Pont. Ist. di archeologia cristiana, 1925; Ist. Beato Angelico, 1931).

2. Come si potrebbe oggi ritornare alla serena C. delle immagini visive che siano, nel contempo, di qualità veramente artistica? Le mostre proliferanti, i prodotti artigianali, gli audiovisivi e i fumetti invadono il mercato, ma non sembrano aiutare molto la C. corrente. Si deve pertanto valutare la qualità delle immagini, oltreché dal lato artistico e iconografico, anche dal lato spirituale e iconologico.

Il frequente rifiuto dei fedeli all’arte moderna è motivato soprattutto dalla sua mancanza di sacralità, sia architettonica che iconografica. I valori sacrali dello spazio — l’espace indicible del Le Corbusier — colti ed espressi dall’armonia delle diverse parti, in una unità funzionale per il culto divino, se non vengono compresi nella loro precisa identità non potranno mai palesarsi come il Tempio dello Spirito, reso concreto dalla Ecclesia riunita nel nome e alla presenza di Cristo. Questa realizzazione è C. visiva, base per una C. orale che ne spiega i significati, la funzionalità e le supreme realtà simboleggiate.

L’arte figurativa anche oggi ha notevole influsso nella devozione popolare; purtroppo il basso livello della produzione commerciale e l’alto costo di quella pregevole, orientano il clero verso forme oleografiche di sapore ottocentesco, largamente commercializzate. Altre volte artisti validi si ispirano a concetti o non ben chiari o malamente assimilati, e si esprimono con eccentricità di forme, prive di serenità psicologica.

Per ovviare a questa carenza l’Ordine dei Frati Predicatori, dopo il riconoscimento del culto liturgico al Beato Angelico (1982), sta impostando un discorso altamente teologico circa il rinnovamento dell’arte sacra mediante un apposito Istituto, in modo da preparare una nuova leva di committenti (clero) e di operatori (artisti e architetti) per superare la declinante fase critica e rinnovare sulle indicazioni del Concilio non solo lo «spirito» ma anche la «veste» della Chiesa.

Il committente infatti è il primo artista (come bene si esprime il Francia nel suo «Santo Stefano Diacono»: Vincentii Desiderii votum / Francisci expressum manu) perché è lui che concepisce l’idea da realizzare; mentre all’artista viene richiesto di dar corpo all’idea con forma nobile e comprensibile. L’opera d’arte sarà così costituita dalla confluenza dei due elementi co-essenziali, quasi come in un parto, come disse di recente Giovanni Paolo II: non si crea senza sforzi, senza dolori; il creare artistico è simile al partorire (20 nov. 1984).

Emergerà così la spiritualità dell’affresco o della scultura, come riuscì in modo egregio al Beato Angelico, elevato agli onori dell’altare e a Patrono degli Artisti dal Santo Padre il 18-2-1984. Per giungere a tale grado di spiritualità occorrerà che l’artista, dotato di particolare carisma, si dedichi allo studio dei problemi religiosi e alla propria formazione interiore, così come facevano il Beato Angelico, Michelangelo, il Guercino, e i pittori bizantini. Del resto in tutti i settori di lavoro vi è una scuola, un maestro e molto esercizio: coefficienti indispensabili per ogni successo. D’altra parte, come bene ha detto nel secolo scorso il Taine nel suo Philosophie de l’art, l’opera d’arte è determinata dall’ambiente morale e intellettuale nel quale essa sorge, e per questo gli artisti italiani, o che in Italia hanno operato, sono stati favoriti nella loro opera. Ma anche altrove, come si può verificare per la pittura vetraria del periodo gotico specialmente in Francia e Germania, la decorazione, oltre che un valore cat., ha assunto importanza per l’atmosfera di grande spiritualità creata nelle chiese filtrando e dosando la luce esterna.

Per gli artisti stranieri va ricordato il Van Dyck che con la sua Madonna posta in una cattedrale gotica è riuscito ad infondere alla Vergine una tale intensità da invitare il cristiano alla preghiera e alla confidenza.

Bibliografia

V. Alce, Omelie del Beato Angelico, estr. «Sacra doctrina», Bologna, 1983; D. Balboni (ed.), Anecdotica aesthetica, vol. I: Beni culturali e Luoghi liturgici, Città del Vaticano, LEV, 1985; G. De Cihampeaux – S. Sterckx, I simboli del medioevo, Milano, 1984; G. Fallami (ed.), Evangelizzazione e arte… (Volto di Cristo), Città del Vaticano, 1974; P. Galignani, Il mistero e l’immagine. L’icona nella tradizione bizantina, Milano, 1981; M. L. Gatti-Perer (ed.), La Gerusalemme celeste. La «dimora di Dio con gli uomini». Immagini della G.c. dal III al XIV secolo, Milano, Vita e Pensiero, 1983; G. Heinz-Mohr, Lessico di iconografia cristiana, Milano, 1984; A. Mistrorigo, Arte sacra, in Dizionario dei documenti del Concilio Vaticano II e del postconcilio, Padova, 1983; E. Sendler, L’icona immagine dell’invisibile. Elementi di teologia estetica e tecnica, Roma, 1984.

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