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APOSTOLATO

[di Emilio Alberich]

1. Col termine A. si può intendere sia l’insieme del compito della Chiesa (cf AA 2) — e in questo senso è equivalente di missione e di → evangelizzazione —, sia un suo aspetto o settore particolare, soprattutto nella forma consacrata di A. dei laici. Etimologicamente, A. dice riferimento a una missione ricevuta, al fatto di essere inviati per una missione, e in questa prospettiva appare legato alla vocazione e missione dei credenti in Cristo.

2. In una prospettiva storica è possibile distinguere usi e accenti diversi del concetto di A. Nel NT si parla di A. anzitutto in riferimento al ministero apostolico di Pietro, Paolo e dei Dodici, ma poi si estende all’esercizio della missione cristiana da parte di tutta la comunità, anche se con articolazioni ministeriali diverse. Lungo la storia è vario l’uso del termine: a volte viene riferito al ministero dei vescovi; a partire dal sec. XI si restringe al ministero e dignità del Papa, in forma esclusiva; verso la metà del sec. XIX se ne vede l’estensione all’ambito dei laici, e progressivamente si assiste alla nascita e sviluppo dei diversi movimenti apostolici (primo ira tutti l’Azione Cattolica) e di svariati settori o forme di A.: A. della preghiera, della stampa, del mare, ecc.

3. Lo sviluppo teologico-pastorale del concetto di A. è legato specialmente alle concezioni ecclesiologiche in cui è inserito. Prima del Vat. II, in una ecclesiologia a dominante istituzionale e gerarchica, l’A. era concepito come compito dei pastori della Chiesa, ai quali si poteva affiancare, in forma del tutto subordinata e secondaria, e in virtù di un «mandato», l’A. dei laici. Significativa in questo senso è la definizione di Azione Cattolica data da Pio XI: «Partecipazione dei laici all’apostolato gerarchico» (cf lettera Quae nobis del 13-11-1928).

Gli impulsi per un rinnovamento e apertura di concezione sono venuti da diverse parti, anche prima del Concilio (si pensi, per es., all’importanza della JOC, fondata da J. Cardijn nel 1925), ma sarà soprattutto la svolta conciliare ad approfondire e rinnovare il tema dell’A. Nella nuova visione ecclesiologica, il Concilio proclama la partecipazione di tutti i membri del Popolo di Dio alla missione salvatrice di Cristo e, significativamente, parla dell’A. dei laici, non più come partecipazione «all’A. gerarchico», ma come «partecipazione alla stessa salvifica missione della Chiesa» (LG 33), e non in virtù di un «mandato», ma «destinati dal Signore stesso per mezzo del battesimo e della confermazione» (ibid.; cf AA 3). È soprattutto nel Decreto sull’A. dei laici (AA) dove il Concilio esplicita e approfondisce le nuove prospettive aperte all’esercizio dell’A.

4. Il rapporto tra A. e C. è profondo e articolato, data la centralità e importanza della C. nell’esercizio della missione della Chiesa. Alcuni aspetti più significativi di tale rapporto possono essere sottolineati:

— La C. è in se stessa una forma eminente di A. Essa appartiene al cuore della missione ecclesiale («compito assolutamente primordiale della sua missione»: CT 15) e costituisce, nell’insieme del processo di evangelizzazione, un suo momento essenziale (CT 18).

— In quanto forma di A., la C. è un compito cui partecipano tutti nella Chiesa, ognuno secondo il proprio ruolo e il proprio carisma (cf Messaggio Sinodo 77, n. 12). Come per l’esercizio dell’A., anche per la C. è di natura sacramentale il fondamento e titolo di base: l’esercizio della C. è fondamentalmente un diritto e dovere di ogni cristiano in forza del battesimo e della confermazione, e non soltanto di un eventuale mandato o «missio canonica».

— L’iniziazione all’A. è uno degli obiettivi della C. Esso appare nella logica di ogni cammino di fede: «Chi è stato evangelizzato a sua volta evangelizza. Qui è la prova della verità, la pietra di paragone della evangelizzazione: è impensabile che un uomo abbia accolto la Parola e si sia dato al Regno, senza diventare uno che a sua volta testimonia e annunzia» (EN 24). L’iniziazione all’A. è parte integrante del cammino di maturazione nella fede: «La vocazione cristiana infatti è per sua natura anche vocazione all’apostolato» (AA 2). Di qui la necessità che la C. formuli i suoi obiettivi e programmi i suoi interventi in modo da abilitare i credenti, non solo a interiorizzare i valori della fede, ma anche a diventare soggetti attivi nell’esercizio dell’A., sia a livello individuale che nell’ambito della vita sociale, familiare e politica.

Bibliografia

Y. Congar (ed.), L’Apostolal des làics. Décret «Apostolicam actuositatem», Paris, Ceri, 1970; A. Hamman, L’apostolat du chrétien. Réflexiott sur les données bibliques, Paris, Plon, 1956; G. Hierzenberger, Apostolato, in K. Rahner et al. (ed.), Dizionario di Pastorale, Brescia, Queriniana, 1979, 53; P. Jusio, Movimientos apostólicos, in C. Floristàn – J. J. Tamayo (ed.), Conceptos fundamentales de pastoral, Madrid, Cristiandad, 1983, 648-658; F. Klostermann, Das christliche Apostolat, Innsbruck, Tyrolia, 1962; Id., Apostolato, in K. Rahner (ed.), Enciclopedia Teologica Sacramentum Mundi, vol. I, Brescia, Morcelliana, 1979, 372-375; P. Scabini, Apostolato, in E. Ancilli (ed.), Dizionario di Spiritualità dei laici, vol. I, Milano, O.R., 1981, 35-39.

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