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APOLOGETICA

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[di Zelindo Trenti (1934-2016)]

I. Uno spazio inedito all’impegno cat.

1. Indicazioni orientative. L’A. ha accompagnato l’annuncio cristiano fin dal suo primo confronto con il mondo ebraico e greco-ellenistico. Si fonda sulla dimensione razionale della → fede: sulla sua intrinseca capacità di rendere ragione di sé. È dunque essenzialmente una legittimazione razionale corretta della fede, capace di tenere il confronto con le provocazioni cui il credente è esposto, o con le obiezioni che porta il non credente, radicate di volta in volta nei diversi contesti religioso-culturali. Perciò l’A. si caratterizza diversamente nei successivi contesti storici. Oggi l’impegno apologetico si può sinteticamente situare su due versanti distinti e complementari.

L’uno concerne la legittimità della fede. Filoni culturali a larga adesione hanno divulgato e fatto valere presupposti di radicale incredulità: basti pensare all’esigenza di verificabilità, all’enfatizzazione antropologica che pone l’uomo come radice ultima e riferimento definitivo, all’esasperazione strutturalista… La fede è chiamata a confrontarsi e a ricuperare in radice la propria legittimità. La teologia è venuta elaborando una specifica disciplina — la → teologia fondamentale — impegnata a evidenziare il margine di oggettiva razionalità e di conseguente legittimità della fede.

L’altro versante concerne piuttosto l’atteggiamento soggettivo: si impegna attorno alla credibilità della fede: è l’ambito specifico e attuale dell’A. che interessa direttamente la C.

2. Una nuova esperienza apologetica. La credibilità ovvia e immediata della fede, se pure ha potuto darsi in altre epoche, è di sicuro vistosamente incrinata ai nostri giorni. L’ateo ha pieno diritto di cittadinanza; il «sospetto» è di casa nella cultura attuale; l’abitudine a «falsificare» ogni affermazione «sensata», e comunque lo spirito critico e l’esigenza problematica caratterizzano interi filoni della ricerca razionale, e suscitano una sensibilità condivisa. Il non credente è portato a giudicare con una certa severità una fede che, almeno dall’esterno, gli appare segnata fortemente di dogmatismo. Il credente vive la propria esperienza non senza esigenza critica e permanente problematicità.

In questo contesto l’A. torna ad essere momento importante non solo di legittimazione, ma anche e forse soprattutto di ricupero di credibilità della proposta di fede, e perciò uno dei nodi della C. L’orientamento del Concilio Vaticano II. Il Concilio ha recepito la novità provocante del momento che attraversiamo e ha spianato la strada a una nuova A. Il documento qualificante resta la GS. Questa costituzione ha inteso stabilire un nuovo rapporto con la cultura e la sensibilità contemporanea: vi ha cercato una solidarietà e una corresponsabilità profonde, accettando il rischio della parzialità e della provvisorietà che esse comportano.

Perciò è stata ed è uno dei documenti più controversi; in parte già superato — dove ha voluto interpretare il mondo allora contemporaneo, ormai alle spalle —; ma nello spirito che lo anima è singolarmente e permanentemente attuale, appunto perché disponibile al dialogo: consapevole che la soluzione anche credente alla domanda esistenzialmente e storicamente assillante non è già data, neppure dal credente. Questi è chiamato ad affiancare la fatica dei suoi contemporanei per elaborare con loro un senso alla vita. La C. è perciò sollecitata a un nuovo confronto con la cultura attuale.

II. I riferimenti più significativi

A voler sintetizzare dal punto di vista specificamente cat. la novità del confronto, bisogna partire dalle accentuazioni che caratterizzano l’esperienza dell’uomo contemporaneo e che segnano anche il suo modo di vivere e di interpretare 1’ → esperienza religiosa. Si possono raccogliere attorno a tre riferimenti: l’accentuazione antropologica, il pluralismo culturale, il processo di secolarizzazione.

1. L’accentuazione antropologica. La nostra si definisce epoca antropologica, segnata da un interesse preponderante — se non esclusivo — per l’uomo, la sua esistenza, il suo impegno nella storia.

La fede, in quanto interpreta il rapporto dell’uomo con Dio, è certo consapevole del primato assoluto di Dio. E tuttavia non può disattendere questo prevalente o addirittura esclusivo interesse per l’uomo. Da lui, dalle sue aspirazioni, forse dal suo presagio deve prendere le mosse per un qualunque discorso su Dio. La fede, prima che oggettivamente fondata, deve risultare soggettivamente significativa (Pascal). In altre parole, si tratta di evidenziare l’apporto che la fede offre alla piena maturazione dell’uomo e forse addirittura mettere in luce che la fede è passaggio obbligato a tale maturazione.

In questo senso la riflessione religiosa attuale può avvalersi di apporti preziosi che le provengono dalla ricerca fenomenologica (R. Otto, M. Scheler), esistenziale (G. Marcel, N. Berdiaefi) e personalista (E. Mounier, M. Buber). Essi dicono a chiare lettere dove sta la dignità dell’uomo e quanto questa sia debitrice alla sua vocazione trascendente.

2. Il pluralismo culturale. Proprio il differenziarsi della cultura in ramificazioni sempre più distanti reciprocamente svuota la presunzione d’un’apologetica elaborata all’interno di un’unica cultura come deduzione sistematicamente corretta e perciò risolutiva e obbligante.

Dove il pluralismo delle culture è misurato in tutta serietà non è pensabile che una conclusione rigorosa all’interno di un’area culturale risulti chiaramente evidente ed evincente per aree culturali diverse. Non vale tanto il rigore del ragionamento quanto la serietà del confronto: la disponibilità ad accogliere un mondo culturalmente alternativo, a presagirvi le attese più sane e a lasciarvi intuire una solidarietà germinale con la fede da portare a maturazione.

L’A. si misura così con un compito inedito, di cui tuttavia intuisce gli stimoli e la serietà. È cioè obbligata a rendersi conto della parzialità e limitatezza di ogni formulazione; a scoprire angolazioni diverse e complementari. E tuttavia, dove la fede e la rivelazione hanno una parola umanamente significativa da dire, possono contribuire in modo determinante a comporre il senso dell’esistenza.

3. Il processo di secolarizzazione. Rappresenta lo sbocco religiosamente più provocante delle premesse antropologiche e culturali ricordate. In un contesto in via di secolarizzazione la fede non è accolta se non parla all’esistenza nella sua storicità, anche quotidiana e banale, e se non s’esprime con linguaggio significativo. La fede è quindi chiamata a superare le categorie della razionalità astratta o anche semplicemente della coerenza rigorosa, ad alimentare e illuminare le situazioni concrete. È evidente che richiami del genere offrono una legittimazione remota e decisiva alla C. esperienziale: non solo, ma ne precisano il compito.

III. Le provocazioni attuali

1. Naturalmente riferimenti come quelli rilevati sottendono provocazioni e insidie palesi. Sul piano antropologico l’esperienza appare segnata da sconcertante ambivalenza: lo stesso gesto e la stessa situazione possono trovare, al limite, un’interpretazione seria e perfino rigorosa sia a partire da presupposti credenti che da presupposti atei. Perciò non è su base antropologica che si può decidere circa la verità definitiva della fede. L’antropologia rimanda a una interpretazione globale della realtà che razionalmente fonda in ultima istanza l’opzione prò o contro la fede.

2. Ma nel nostro contesto non è più possibile far riferimento a una concezione unitaria condivisa. All’interno di ogni orizzonte culturale la ragione può inserirsi come consapevolezza critica e disponibilità al confronto. Vi gioca dunque un atteggiamento esistenziale complesso che l’apologetica tende a suscitare, ponendo a confronto una molteplicità di fattori. Fra i più importanti sono quelli che la secolarità riconosce ed esalta: il progetto personale, la solidarietà sociale, lo sviluppo culturale, il progresso economico… L’apporto alla realizzazione di tali valori costituisce una verifica teorico-pratica della significatività e della credibilità della fede.

3. Oggi quindi, in situazioni culturali e religiose differenziate, non ha più molto senso parlare dell’A. Si rende sempre più evidente che l’A. si differenzia, e soprattutto entra in solidarietà con la C. assecondandone e legittimandone le scelte situate, proprie dei vari contesti culturali. Nei Paesi di lingua tedesca tende a suffragare la ricerca attorno al principio di correlazione. Nell’area anglo-americana è impegnata attorno alla mediazione del linguaggio. Nei paesi di lingua neolatina, Italia e Francia in particolare, è comandata dall’elaborazione di senso. Nell’America Latina accetta la sfida di situazioni socio-culturali, che chiamano perentoriamente all’impegno di liberazione.

IV. In sintesi

Dove l’A. assume il compito specifico di «mostrare» la credibilità della fede, segna e caratterizza l’intera elaborazione dell’annuncio cristiano. Orienta quindi a una C. avvertita delle difficoltà e dei pregiudizi diffusi, attenta a entrare in solidarietà con le attese e le istanze specifiche del nostro tempo; preoccupata di parlare in termini persuasivi all’uomo contemporaneo, vincendone le palesi o segrete resistenze, sposandone le aspirazioni migliori.

Bibliografia

H. U. von Balthasar, Die Gottesfrage des heutigen Menschen, Wien, Herold, 1958; M. Blondel, Lettre sur les exigences de la pensée contemporaine et sur la métbode de la philosophìe dans l’étude du problème religieux, Paris, PUF, 1956; H. de Lubac, Il dramma dell’umanesimo ateo, Brescia, Morcelliana, 1978; J. M. Dìez-Alegrìa, Io credo nella speranza, Verona, Mondadori, 1973; J. Gevaert, La dimensione esperienziale della catechesi, Leumann-Torino, LDC, 1984; H. Kung, Essere cristiani, Milano, Mondadori, 1976; K. Lowith, Fede e ricerca, Brescia, Morcelliana, 1960; J. B. Metz, Antropocentrìsmo cristiano, Torino, Borla, 1969; P. Ricoeur, Il conflitto delle interpretazioni, Milano, Jaca Book, 1977; J. Rivière, A la trace de Dieu, Paris, Gallimard, 1952; P. Roqueplo, Esperienza del mondo esperienza di Dio?, Leumann-Torino, LDC, 1972; E. Schillebeeckx, Intelligenza della fede, Roma, Paoline, 1976; Z. Trenti, Sfida alla fede, Leumann-Torino, LDC, 1978.

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