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ANTROPOLOGIA

[di Joseph Gevaert (1930-2019)]

1. Il termine A. ricopre settori di ricerca scientifica notevolmente diversi tra loro. Di conseguenza anche il rapporto della C. con l’A. presenta contenuti e aspetti molto diversi.

— A. si riferisce alle scienze antropologiche o scienze umane (cf → comunicazione, pedagogia, psicologia, sociologia, scienze dell’educazione, ecc.);

— A. si riferisce all’A. culturale e allo studio delle culture (non europee) (cf → cultura, inculturazione, C. missionaria);

— A. si riferisce a un settore della riflessione teologica con particolare attinenza all’uomo (cf → creazione, escatologia, grazia, peccato, peccato originale, salvezza, ecc.);

— infine A. si riferisce alla riflessione filosofica riguardante l’essere e il destino dell’uomo come tale; un settore particolare di tale riflessione concerne l’uomo come essere morale (cf → agire etico, decalogo, educazione morale, ecc.) e come essere credente e religioso.

Poiché la maggior parte di queste tematiche viene trattata in voci singole, l’attenzione può concentrarsi sull’essere dell’uomo e sulla condizione di essere credente e religioso, con l’omissione dell’aspetto metodologico (già trattato separatamente; cf → correlazione, religione, religioni non cristiane, ecc.).

2. La rilevanza dell’A. come studio criticoriflesso delle diverse visioni dell’uomo e degli elementi costitutivi dell’essere e del destino umano, rientra nella C. anzitutto sotto il profilo di purificazione critica delle concezioni antropologiche implicite ed esplicite. Presentando il messaggio cristiano e indicando le linee dominanti della vita cristiana nel mondo, la C. non può in alcun modo evitare di servirsi di idee riguardanti la natura, l’essere, il destino dell’uomo. Anche nel discorso apparentemente più spirituale e trascendente queste idee antropologiche sono presenti. Ora le idee sull’uomo non sono soltanto il dato rivelato. Esse provengono in massima parte dalla cultura, dalla filosofia, dalla riflessione prefilosofica. La loro correttezza e validità va giudicata anzitutto sulla base dell’A. filosofica. Inoltre nell’uomo d’oggi esiste uno stato di insofferenza e di rifiuto verso tutto ciò che sembra essere in contrasto con una corretta concezione dell’uomo e un sano umanesimo.

In questo senso la riflessione antropologica, severa e critica, serve a liberare (a purificare) la C. da ingredienti antropologici manifestamente inconciliabili con una equilibrata concezione dell’uomo: per es. il dualismo tra corpo e spirito e il conseguente disprezzo del corpo e delle realtà terrene; la diffidenza nei confronti dell’intelligenza e della ricerca scientifica; la paura di fronte alla libertà e all’autonomia matura dell’uomo, ecc.

Nello stesso tempo questa A. serve per sviluppare un atteggiamento critico nei confronti di concezioni che si presentano presuntuosamente come A. moderna e che in realtà sono accentuazioni unilaterali di qualche aspetto, o anche semplicemente interpretazioni ideologiche dell’esistenza umana. Si può pensare a tante tematiche moderne (corredate con altrettante etichette teologiche) che hanno invaso il terreno della fede cristiana e della C. quali sviluppo, mondo, emancipazione, esperienza, politica, liberazione, ecc. Infine lo studio dell’A. è utile per focalizzare nella giusta misura i grandi valori dell’uomo moderno, nella linea di quanto è stato illustrato in GS. In modo particolare la creazione di una cultura umanizzante e liberante; l’accesso di tutti gli esseri umani, a un livello di sostanziale uguaglianza, ai beni della cultura moderna; il valore della razionalità e della ricerca scientifica; l’intervento tecnologico, ecc.

3. Dal 1968 circa il ricorso all’A. nella C. e nell’IR è fortemente polarizzato dalla preoccupazione di ricuperare la significatività della → religione. Attraverso un’adeguata analisi dell’esperienza umana, in modo particolare dei grandi problemi antropologici (origine e destino dell’uomo, senso della libertà e dell’amore, del male e della morte…) si vuole scoprire e accentuare che la religione risponde a problemi che comunque stanno piantati nel cuore dell’esistenza umana. La religione, in modo particolare il cristianesimo, si occupa di problemi che si identificano con il nucleo stesso dell’esistenza umana e decidono del senso ultimo dell’uomo. Colui che scopre che questi problemi sono inevitabili, inseparabili dalla stessa esistenza umana, decisivi per il senso finale dell’uomo e della storia, è in grado di rendersi conto che la religione parla di una prospettiva che interessa a fondo l’uomo, anche quando vive in contesti secolarizzati, in cui la religione sembra aver perso in larga misura la propria utilità e significatività.

4. Ugualmente, a partire dal 1970 circa, l’IR — in misura assai più ridotta la C. ecclesiale — è stato invaso da tematiche antropologiche: prevalenza di temi e contenuti appartenenti alla vita umana. Di questi contenuti si faceva generalmente una lettura «culturale», riferita cioè all’esperienza personale e alle diverse scienze che si occupano di questi problemi. Il tutto era completato con qualche riferimento a passi biblici o a testi della tradizione cristiana. Questi temi antropologici si possono raggruppare attorno ad alcuni nuclei dominanti: a) tematiche della vita individuale e interpersonale; b) tematiche della vita sociale, economica e politica; c) visioni della vita, filosofie, ideologie (cf → Germania, problemorientierter Religionsunterricht; → Zielfelderplan).

Purtroppo la giusta dimensione antropologica della C. è stata spesso confusa con questa massiccia trattazione di tematiche antropologiche nell’IR scolastico. È anche stato formulato il dubbio fino a che punto si trattava ancora di IR o piuttosto di un corso di formazione umanistica (di ispirazione cristiana).

5. L’A. non si situa soltanto tra i preparativi dell’annuncio evangelico. Essa interviene nello stesso annuncio cristiano. Il vangelo infatti è lieto annuncio per l’uomo e per la sua salvezza: propter nos homines et propter nostrani salutem (Credo). Conviene perciò che il vangelo sia annunciato e insegnato in riferimento a tutti gli elementi antropologici e culturali in cui la ricerca di salvezza e l’apertura al vangelo sono già presenti. Soltanto in questo modo il vangelo può apparire come lieto messaggio per l’uomo ed esercitare la propria funzione di redenzione e di liberazione. Questa tematica centrale è generalmente trattata sotto la voce → correlazione. Nella linea della C. contemporanea occorre anche indicare e concretizzare in che modo il messaggio evangelico si incarna e si traduce in riferimento alle principali dimensioni dell’esistenza umana (vita cristiana, pratica cristiana).

6. L’A., più precisamente il ricorso ai problemi fondamentali dell’uomo nella C., per quanto condotto con rigore metodologico ed equilibrio esemplare, non fornisce al catecheta una ricetta miracolistica. L’attuazione della dimensione antropologica della C. non è un mezzo che fa accogliere il vangelo senza resistenza e senza problemi. Infatti credere al vangelo non è mai una cosa ovvia e «naturale». Il vangelo non è un semplice prolungamento dei problemi antropologici fondamentali, né una semplice stanza aggiunta alla casa della religiosità precristiana. Il vangelo è un evento di Dio nella storia, con una fisionomia propria, una storia, esperienze particolari, testimoni privilegiati, tradizione viva della Chiesa. Per entrare nella dimensione del vangelo contano anche il mistero della grazia di Dio e quello della libertà dell’uomo, come pure il grande e delicato gioco della testimonianza cristiana e delle esperienze di cristianesimo vissuto: tutti elementi che condeterminano a fondo la trasmissione della fede cristiana.

Bibliografia

L. Gaza, Anthropologie hibhquc, in B. Lauret – F. Refoulé (ed.), Initìation à la pratique de la théologie, tome III, Dogmatique 2, Paris, Ceri, 1983, 517-575 (bibl.); Fede ed esperienza nella catechesi, Leumann-Torino, LDC, 1982; J. Gevaert, Il problema dell’uomo, ivi, 19845; Id., Esperienza umana e annuncio cristiano, ivi, 1976; Id., La dimensione esperienziale della catechesi, ivi, 1984; Id., Antropologia e catechesi, ivi, 1971; B. Grom, Botschaft oder Erfahrung?, Zürich, Benziger, 1969; H. Halbfas, Linguaggio ed esperienza nell’insegnamento della religione, Roma, Herder, 1970; J. Moltmann, Uomo. L’antropologia cristiana tra i conflitti del presente, Brescia, Queriniana, 1972; B. Mondin, L’uomo chi è? Elementi di antropologia filosofica, Milano, Massimo, 1975; W. Pannenberg, Che cosa è l’uomo? L’antropologia contemporanea alla luce della teologia, Brescia, Morcelliana, 1974; K. Rahner, Corso fondamentale sulla fede, Roma, Ed. Paoline, 1977; L. Scheffczyk, L’uomo moderno di fronte alla concezione antropologica della Bibbia, Leumann-Torino, LDC, 1970; H. Wolff, Antropologia dell’Antico Testamento, Brescia, Queriniana, 1975.

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