Home > Thesaurus> ANTIOCHIA (Scuola di)

ANTIOCHIA (Scuola di)

[di Mario Simonetti]

La concezione tradizionale, ancora largamente rappresentata nei manuali (Quasten), di una Scuola di Antiochia fondata nella seconda metà del III secolo da Luciano, con indirizzo letteralista nell’interpretazione della Scrittura, in programmatica opposizione all’allegorismo alessandrino, va abbandonata, perché non suffragata da consistente documentazione.

Solo verso la fine del IV secolo, soprattutto con Diodoro di Tarso, l’opposizione che si era venuta sviluppando nel corso del secolo in ambiente siropalestinese contro l’allegorismo alessandrino, trova sistemazione metodologica e coscienza critica. Non si può però parlare di «scuola» alla maniera della Scuola di Alessandria, perché non abbiamo notizia ad Antiochia di una istituzione culturale in qualche modo collegata coll’episcopato e da questo controllata; qui col nome improprio di scuola si indica l’attività di alcuni dottori, legati fra loro da rapporti di discepolato (→ Teodoro di Mopsuestia e → Giovanni Crisostomo furono allievi di Diodoro) e di amicizia, partecipi tutti, pur con sfumature diverse, di una comune impostazione culturale, che in ambito sia esegetico sia teologico dava esiti notevolmente difformi da quelli caratteristici della cultura alessandrina.

In ambito esegetico gli antiocheni si caratterizzarono per l’opposizione all’allegorismo alessandrino. All’allegoria che — secondo lui — distruggeva il senso letterale del testo interpretato, Diodoro contrappose la theoria, cioè la sovrapposizione di un secondo livello di lettura, di tipo cristologico, che si aggiunge a quello letterale senza danneggiarlo: Abele, letteralmente inteso, è figura storica e insieme, a un secondo livello di lettura, prefigura simbolicamente Cristo e i cristiani. Ma questo criterio ermeneutico, in sostanza molto tradizionale, è applicato sia da Diodoro che da Teodoro con grande parsimonia: la loro interpretazione dell’AT, per quanto la conosciamo dai testi superstiti (Commento a Salmi di Diodoro, Commento a Salmi [incompleto] e ai profeti minori di Teodoro), è quasi esclusivamente di senso letterale, con spiccata tendenza a veder realizzata nell’AT, in Zorobabele e nei Maccabei, le profezie considerate messianiche, che i cristiani da sempre avevano riferito a Cristo. Per loro, e anche per il Crisostomo, l’AT è soprattutto l’economia del Dio unico, che si contrappone al politeismo pagano; solo col NT i cristiani hanno ricevuto la rivelazione del Dio trino, della Trinità, sì che ha poco senso cercare nell’AT le tracce di Cristo, lì annunciato solo come Messia, cioè come uomo, e che solo nel NT si è fatto conoscere come Dio e ha fondato la religione cristiana (Theod. Mops., Com. Zac., PG 66,501ss).

Questa concezione si fonda su un accentuato divisismo cristologico. In effetti gli antiocheni, dal tempo di Paolo di Samosata adusi a una concezione cristologica che, al di là degli eccessi condannati in Paolo, valorizzava in Cristo soprattutto la componente umana, trovarono difficoltà a conciliare questa posizione col risultato della controversia ariana, che proclamava Cristo compiutamente e personalmente Dio accanto al Padre e allo Spirito santo. La VI delle Omelie catechetiche di Teodoro di Mopsuestia presenta evidente questa difficoltà, che l’autore cerca di superare affermando che le due nature integre e complete, umana e divina, di Cristo si uniscono in un unico prosopon (— persona); ma in che cosa consistesse questo prosopon egli non ha mai chiarito. In realtà, nel suo Commento a Giovanni Cristo uomo e Cristo Dio agiscono come due soggetti distinti. L’insorgere della controversia fra Cirillo e Nestorio, con i suoi drammatici esiti, costrinse l’ambiente antiocheno a riconsiderare i suoi fondamenti, non solo teologici ma anche esegetici. Se il Crisostomo, coetaneo di Teodoro, ne aveva condiviso sostanzialmente, anche se non in forma polemica, le posizioni, Teodoreto di Ciro invece ne modera le punte radicali in ambito sia esegetico, ricuperando parte della tradizionale interpretazione cristologica dell’AT, sia teologico, attenuando la divisione fra divinità e umanità di Cristo. Ma proprio le rovinose conseguenze della controversia provocarono, dopo di lui, il rapido declino culturale dell’ambiente antiocheno.

Bibliografia

C. Schaublin, Untersuchungen zur Methode und Herkunft der antiochenischen Exegese, Bonn 1974;

A. Vaccari, La teoria esegetica antiochena, in «Biblica» 15 (1934) 92-101; D. S. Wallace-Hadrill, Christian Antioch, Cambridge 1982.

Related Voci

You may also like...