Home > Thesaurus> ANTICO TESTAMENTO: LETTURA CRISTIANA

ANTICO TESTAMENTO: LETTURA CRISTIANA

[di Cesare Bissoli]

1. «Morì per i nostri peccati secondo le Scritture… è risuscitato il terzo giorno secondo le Scritture» (1 Cor 15,3-4). Fin dagli inizi l’annuncio cristiano è vitalmente collegato con l’AT, come testimoniano in misura impressionante le innumerevoli citazioni presenti nei Vangeli, in Paolo e negli altri libri del NT. L’AT come storia e come scrittura rappresenta infatti le radici di Gesù Cristo e della sua Chiesa (cf Mt 1,1-17; Rm 1,1-7; Eb 1,1). Per questo la presenza dell’AT nella C. è antica quanto la storia di essa. Ricordiamo la stupefacente C. dei Padri (→ Origene, Ambrogio, Agostino, Gregorio; stupefacente per ampiezza di uso e ingegnosità di approccio), le semplici ma efficaci Bibbie dei poveri nelle pitture e sculture delle cattedrali, le innumerevoli «storie sacre» e → Bibbie per la scuola fino ai recenti catechismi in tutti i paesi. C’è in verità da chiedersi se e come si è saputo realizzare una C. cristiana dell’antica alleanza. Problema risolto senza particolari inquietudini al tempo dei Padri (salvo la minaccia subito eliminata di Marcione) e nel medioevo, con una teoria ermeneutica che, pur nelle diversità di accenti presso i diversi autori, confluisce nella dottrina dei quattro sensi (più sinteticamente ancora in una comprensione «spirituale» che si basa ma va oltre la spiegazione letterale o storica: H. de Lubac).

2. Non più così invece nei tempi moderni con l’affermarsi dell’approccio storico-critico. Infatti, complesso e decisamente nuovo è oggi il nodo da risolvere: come conciliare i dati della scienza biblica con l’interpretazione tradizionale, giacché la verità storica dell’AT non pare avere così immediato riscontro con l’uso che ne fa il NT (es. Is 7,14 con Mt 1,23) e con la posizione dei Padri, che tale collegamento affermano in permanenza per ogni avvenimento, figura, parola. Proprio per questo tale interpretazione finisce con l’essere una posizione non scientifica e ultimamente esposta all’arbitrio dell’allegorismo. Da esso gli stessi Padri non sempre hanno saputo sottrarsi, e così pure tante Bibbie scolastiche ed espositori di storia sacra. Si aggiungano altre lacune presenti nella C. attuale circa l’AT: un malinteso primato del → cristocentrismo, ridotto a cristomonismo, porta C. e catechismi a privilegiare quasi esclusivamente i Vangeli (e il NT), emarginando poco o tanto l’AT stesso, tacendo praticamente su parti sostanziali come sono i libri sapienziali; ciò forse è dovuto alla reale difficoltà di dare senso cristiano ad affermazioni e comportamenti eticamente inammissibili (es. l’odio verso i nemici). Da ciò — terzo difetto — può ingenerarsi una diffidenza che dall’AT come libro passa sul mondo e la mentalità semita di ieri e di oggi (→ antisemitismo). Per una dialettica inevitabile — quarto difetto — vi è chi, diffidando di letture troppo spirituali e astratte, intende come cristiana quella C. che dell’AT esalta la concretezza temporale, la carica politica (es. l’esodo come liberazione storica di un popolo oppresso), ignorando o sottovalutando il necessario «compimento» neotestamentario; o viceversa, intende il compimento cristiano dell’AT in termini esclusivamente interiori, spirituali (es. l’esodo come liberazione dal «peccato» del cuore).

3. La problematica fin qui accennata dovrebbe sviluppare una riflessione cat. ben più pronunciata di quella esistente. Eccone alcuni aspetti essenziali:

a) Una lettura cristiana dell’AT deve tener conto dei dati offerti dall’analisi storico-critica, ma per realizzarsi presuppone una visione di fede che dà unità organica ai due Testamenti, a partire ultimamente dalle testimonianze del NT (cf Eb 1,1; Rm 9-11; Gv 1,1-18).

b) Tale unità organica consiste radicalmente nella comune economia di una → storia della salvezza dinamicamente tesa al centro e tra; guardo insieme che è il mistero di Gesù Cristo Salvatore.

c) La spiegazione critica di tale continuità dinamica, o, con altre parole, i criteri di lettura del «mistero di Cristo» nell’AT, sono oggi fortemente controversi: quasi totale irrilevanza dell’AT per la fede di un cristiano (secondo R. Bultmann); totale rilevanza in quanto testimonianza della fede dell’uomo verso Dio, come unico Signore (F. Baumgàrtel); rilevanza qualificata, ossia relativamente a quanto l’AT testimonia sull’agire del medesimo Dio che ha agito in Gesù Cristo (G. von Rad, H. W. Wolff, W. Zimmerli).

P. Grelot (1961), dopo una larga indagine del pensiero patristico e teologico, conclude dicendo che «il senso cristiano dell’AT» consiste in una «pedagogia» o preparazione del cuore dell’uomo; in una «prefigurazione» o adombramento (tipo) della più completa verità cristiana; in una «promessa» di un compimento definitivo. I contenuti dell’AT che sottostanno a siffatta dialettica sono raggruppabili in tre aree: «legge» (precetti, istituzioni), «storia» (avvenimenti, personaggi), «promesse» (profezie, il pensiero escatologico). L’incontro fra AT e mistero di Cristo avviene per tre assi essenziali: la Parola (rivelazione, promessa, regola di vita) di cui Cristo è la Parola completa; la Comunità (avvenimenti, istituzioni) perché Cristo è germe vitale di un popolo nuovo; l’ → Alleanza (il rapporto tra Parola e Comunità) di cui Cristo è il mediatore perfetto e definitivo. Con rinnovata precisione teologica e sensibilità pastorale ed ecumenica, il Vat. II sintetizza così il suo pensiero: «Dio ha sapientemente disposto che il NT fosse nascosto nell’AT e l’AT diventasse chiaro nel NT. L’economia dell’AT era soprattutto ordinata a preparare, ad annunziare profeticamente (cf Lc 24,44; Gv 5,39; 1 Pt 1,10) e a significare con vari tipi (cf 1 Cor 10,11) l’avvento di Cristo redentore dell’universo e del Regno messianico. Quindi i fedeli devono ricevere con devozione questi libri che esprimono un vivo senso di Dio, una sapienza salutare per la vita dell’uomo e mirabili tesori di preghiera, nei quali infine è nascosto il tesoro della nostra salvezza… Sebbene contengano anche cose imperfette e temporanee, dimostrano tuttavia una vera pedagogia divina» (DV, cap. IV).

4. In prospettiva cat. appare anzitutto essenziale ricuperare una giusta stima per l’AT : esso è in se stesso una realtà positiva, in quanto ha la fecondità del seno materno da cui nasce il NT; d’altra parte si illumina nel NT, letto insieme con questo; giacché nei confronti del suo frutto maturo che è l’evangelo, l’AT può manifestare l’acerbità della giovinezza, contenere delle cose imperfette. Non ci si aspetti però dall’AT una specie di film sull’opera di Gesù. L’AT è profezia del «Gesù totale», della sua missione storica, ma anche della Chiesa che si è sviluppata da Gesù e dopo Gesù. L’AT è come una finestra aperta su «colui che deve venire», indica la direzione di marcia del cammino di Dio con gli uomini, cammino che Gesù ha vissuto con estrema fedeltà nella sua specifica qualità di «Figlio» e di «Servo» obbediente.

La stima concretamente si traduce in contatto ampio, appassionato e criticamente fondato dei contenuti dell’AT, con particolare attenzione ai punti difficili, non tacendo le differenze fra i due Testamenti, ma mostrando la continuità del dialogo fra Dio e il popolo (l’iniziativa salvifica del primo e le risposte di fede e di infedeltà del secondo) con la centralità esemplare di Gesù Cristo. In questa linea si darà rilievo allo spessore anche temporale delle esperienze dell’AT, confrontandole con il dono e le esigenze della Pasqua di Cristo. Infine, per rispetto della verità cristiana, la C. presenta l’AT come patria comune con il popolo ebraico, ne condivide la fede in Dio, la preghiera, la domanda e l’attesa di salvezza definitiva.

Bibliografia

C. Bissoli, L’Antico Testamento nella catechesi, in «Parole di vita» 24 (1979) 133-146; 436-443; I cristiani leggono l’AT, ibid., tutta l’annata 1979; P. Grelot, Sens chrétien de l’Ancien Testament, Paris, Desclée, 1961; B. Grom, Catechesi sull’Antico Testamento, Roma, Ed. Paoline, 1970; N. Lohfink, Attualità cristiana dell’Antico Testamento, Brescia, Queriniana, 1969; G. von Rad, Teologia dell’Antico Testamento, 2 vol., Brescia, Paideia, 1972-1973.

Related Voci

You may also like...