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ANTICO TESTAMENTO: GRANDI TEMI

[di Otto Wahl]

1. Dio è il vero tema dell’AT. Certo non Dio in sé, ma Dio che fa tutto per gli uomini e «per la nostra salvezza». L’AT parla di Dio in molteplici modi: del suo essere, del suo nome, delle sue proprietà, della sua azione nel creato e nella storia, del suo piano di salvezza che egli realizza. Tutte queste affermazioni sono orientate verso Gesù di Nazaret, in cui le profezie dell’AT trovano irrevocabile compimento. Secondo G. Fohrer è possibile condensare il messaggio biblico nei due concetti di Signoria di Dio e Comunione con Dio. Questo tema generale è illustrato nell’AT, che è ispirato, cioè ripieno della «presenza di Dio nella parola» (O. Loretz). Nello stesso tempo la parola di Dio è venuta verso di noi in figura umana, rifusa nei generi letterari dell’antico oriente, espressa per mezzo di lingue semitiche, formulata a partire da diversi indirizzi teologici, ricomposta, trasmessa, e riattualizzata per il cambievole «hic et nunc» dei secoli della storia dell’AT. Questi testi sono una parola che Dio rivolge all’uomo e dal quale aspetta una risposta; nello stesso tempo gli conferisce il compito di ritrasmettere il messaggio e di fare sì che le esperienze fondamentali che sono contenute in esso, come → creazione, chiamata, esodo, → alleanza, storia del fallire, rinnovamento di tutte le cose per opera di Dio, siano messe in collegamento con la nostra vita.

2. L’essere di Dio è presentato in diversi modi nell’AT. Anzitutto, sempre come essere personale, e non già come un’idea astratta e lontana. Questo vale anche per il nome di Dio: Elohim e El indicano l’essere supremo che amorevolmente si interessa alla sua creazione. Nella storia Dio si è rivelato come Iahvè, cioè come colui che è là per noi, di modo che possiamo sempre contare su di lui, ma anche nel senso che sempre dobbiamo fare i conti con lui e soltanto con lui (E. Zenger). Come Dio degli dèi, Iahvè è il Dio dei Padri, che compie tutte le sue promesse. Anche i titoli di Dio nell’AT vanno in questa linea. Iahvè è Re, come un buon Pastore che con amore e potenza governa e porta a compimento tutte le cose. Egli è il Padre che accoglie gli uomini come figli suoi, il Signore del popolo, che non si lascia distogliere dalla propria fedeltà a causa delle infedeltà del popolo.

Dio è anche descritto per mezzo di immagini derivate da esperienze umane fondamentali. La gloria è lo splendore della luce che ci circonda, e tutto passa al suo cospetto; egli però vuole la glorificazione dell’uomo e del mondo. Il volto indica l’amore di Dio verso l’uomo, in forza del quale noi viviamo. Dio è la Parola, la potente promessa e conferma che vince ogni realtà negativa. Iahvè è spirito, una forza invisibile, che fa scaturire dal caos e dalla morte la vita e una nuova creazione; colui che «fa dell’uomo qualcosa che supera infinitamente l’uomo» (H. U. von Balthasar). Il nome di Dio indica che egli può essere invocato e che promette la sua protezione; saggezza indica che egli conferisce significato interiore a tutto ciò che esiste; angelo indica la potente protezione e la provvidenza di Dio.

Dio è anche descritto per mezzo di importanti proprietà, le quali comunque vengono discusse soltanto in riferimento alla salvezza dell’uomo. La sua unicità indica che per l’uomo non vi è alternativa rispetto a Dio, che gli possa conferire salvezza, come d’altronde è espresso nel primo comandamento. Egli è il Dio eterno, che sta al di sopra del tempo e delle cose che passano. La sua santità indica che egli è il puro, al cui cospetto tutto il resto appare peccaminoso e non può consistere; egli è il Dio santo, la cui santità ci conferisce la vita; egli è per noi «non soltanto il tutt’altro, ma anche Colui che cambia tutto» (J. Moltmann). La giustizia di Dio è illustrata il più delle volte nella direzione della misericordia e della fedeltà, dell’amore e della bontà; essa ci conferisce la pace. Dio è luce e vita, colui che libera dall’oscurità e dalla morte, colui che ci sottrae alla maledizione e all’ira per introdurci nell’ambito della sua benedizione.

3. Riferimenti saldi della salvezza, che Dio nel suo interesse per il mondo ci offre, sono anzitutto la creazione, questo meraviglioso e stupendo creato, per mezzo del quale egli, come un artista, fa conoscere qualcosa del proprio essere, facendone uno strumento per rivelare la sua gloria e per concretizzare il proprio amore verso le creature, conservandole e conducendole verso il compimento. Un altro punto, lontano nel tempo, al quale è agganciato l’agire salvifico di Dio nel mondo, è l’esperienza di Israele con Dio che interviene nella storia, rivelandosi come colui che libera, colui che conduce fuori dalla schiavitù, colui che è fedele e realizza le sue promesse fondamentali, cioè di dare un popolo e un paese, anche se Israele nel corso della propria storia le mette ripetutamente in gioco. Come nell’Esodo, con mano forte e grandi portenti Dio conduce i suoi verso la grande meta, e in lui «si diranno benedette tutte le famiglie della terra» (Gn 12,3).

Dio opera la salvezza del popolo anche per mezzo dei comandamenti, in cui rivela le leggi fondamentali per la riuscita della nostra esistenza umana. Con Israele Dio conclude l’alleanza, in cui solennemente si obbliga ad assicurare la salvezza all’uomo; questa poi in Gesù di Nazaret diventa indistruttibile realtà. Nella formula dell’alleanza: «Io sono il vostro Dio – voi siete il mio popolo», come pure nelle diverse formulazioni e liturgie dell’alleanza, queste promesse di Dio vengono ripetutamente richiamate alla consapevolezza. Gli organi dell’alleanza (il re-messia davidico, i sacerdoti, i profeti) devono condurre Israele nella fedeltà all’alleanza, e nella scelta in favore della vita.

Tutte queste esperienze di Israele con il suo Dio vengono celebrate nel culto, nei luoghi sacri, in Sion, simbolo dell’indistruttibile volontà di salvezza da parte di Dio, e nel tempio, il quale testimonia che Dio, nonostante le infedeltà degli uomini, desidera abitare in mezzo a loro, desiderio che riguarda anche gli ultimi tempi. Nel succedersi annuale delle feste Israele ricorda le potenti opere di Dio nella creazione e nella storia; per il presente come per il futuro esse rimangono operanti. All’uomo che in tutto onora Dio, verrà data la pace, la pienezza della salvezza (Lc 2,14). Il culto sacrificale, esposto come ogni cosa umana al pericolo di degenerare in pura facciata esteriore, rimanda a Dio, il quale continua a offrire riconciliazione e perdono dei peccati, e in tal modo vince il male. Nella preghiera il popolo può presentare i suoi interrogativi e anche esprimere le sue lamentele. Tutto però sfocia nella lode della fedeltà di Dio, al quale l’uomo, nella fede, può aggrapparsi anche quando ha dimostrato di non comprendere più il suo Dio. In ultima analisi, Dio si rivela sempre come redentore e garante del diritto, come medico che guarisce, anche quando viene come giudice e ristabilisce con mano forte l’ordine violato, liberando in tal modo l’uomo dal potere del male. Dopo il peccato Dio offre sempre all’uomo un nuovo inizio. «Alla fine dei tempi», attraverso sconvolgimenti, il mondo e gli uomini saranno rinnovati e introdotti nel Regno di Dio fondato dal Re-Messia. Egli li libererà per la gloria, che non potrà mai più essere minacciata dal peccato e dalla morte. Questa promessa è manifestata con immagini quali: paradiso, cena escatologica della salvezza, risurrezione dei morti; tutte immagini che rimandano verso il Cristo, discendente di Davide, profeta di Dio, nuovo Adamo, colui che verrà per «dare compimento alla Legge e ai Profeti» (Mt 5,17); per l’umanità egli è il «sì» a tutto ciò che Dio ha promesso (2 Cor 1,20).

4. L’uomo quindi è il fine dell’intera opera di salvezza da parte di Dio. Dio «lo ha coronato di gloria» (Sal 8,6), gli ha offerto la sua Parola e fatto partecipare alla sua saggezza; egli non dimenticherà mai l’uomo. Però ha anche incaricato l’uomo, in nome suo e nella linea del suo dominio quale buon pastore e potente liberatore, di governare il mondo. Il suo Spirito abilita l’uomo, che da solo non è che un essere di carne, a compiere questo incarico. Quando l’uomo riconosce di fronte a Dio i propri limiti, Dio stesso gli apre l’immensità del suo amore, e lo autorizza nei confronti del prossimo a trasmettere l’amore e la fedeltà di Dio, la sua giustizia trascendente, il suo perdono e il suo essere per noi. È questo l’aspetto profetico della nostra esistenza umana, che è stato trasmesso a tutti noi: come indica il termine profeta, avendo ricevuto la parola di Dio noi diventiamo a nostra volta portavoci di Dio nel nostro mondo. In quanto immagini di Dio, ci è dato di rendere trasparente nei confronti degli altri la sua gloria, la sua parola, il suo Spirito e la sua saggezza che sono in noi. In tutto ciò si realizza l’atteggiamento di timore di Dio. Timore di Dio non significa paura. Significa invece che noi dappertutto e sempre teniamo conto dell’unico fondamento della nostra esistenza. Conseguentemente anche noi ci lasciamo mettere in questione da parte di Dio, soprattutto attraverso gli interrogativi fondamentali di Gn 3,9: «Uomo, dove sei?», e Gn 4,9: «Dove è tuo fratello?». Essi affermano un principio essenziale del messaggio biblico: la dimensione verticale e quella orizzontale; il nostro rapporto con Dio e quello con il prossimo non possono mai essere separati o messi in contrasto tra loro. Negare questa realtà significherebbe peccato, colpa, violazione della nostra umanità: situazioni dalle quali soltanto il potere e l’amore di Dio ci possono liberare.

Come dovrebbe essere l’uomo secondo il messaggio dell’AT è descritto bene da G. Fohrer (1980, 83) con il concetto di «esistenza profetica»: «Essa vince il tipico tentativo dell’uomo il quale cerca di mettere al sicuro la propria vita imprigionando Dio nel culto, legandolo con le opere e la giustizia della legge, appellandosi al vincolo di Dio con il popolo nella fede nazionale; al posto di queste sicurezze subentra il totale abbandono a Dio da parte dell’uomo credente». La forza per vivere questa esistenza profetica viene unicamente da Dio, o, nell’ottica del NT, da Gesù Cristo, il quale di fronte a tutte le false alternative è costituito «alternativa messianica» (N. Lohfink), capostipite di una nuova umanità. In Cristo l’uomo finalmente accoglie in pienezza il dono di Dio e si muove verso la piena sua realizzazione. Questo Dio che cerca la salvezza dell’uomo è il grande tema dell’AT, annunciato in molteplici varianti.

5. L’AT con le sue immagini e le sue narrazioni, in cui le esperienze elementari di Israele e dell’intera umanità si trovano condensate e manifestate, offre alla C. un favorevole punto di partenza per l’annuncio ai giovani.

Se il catecheta, o il predicatore, non ha un atteggiamento errato verso l’AT, ritenendolo «superato», trova nel messaggio dell’AT temi importanti da usare nella C. e nell’IR: la storia delle origini (Gn 1-11), la storia dei patriarchi (Gn 12-50), il libro dell’esodo con Mosè e l’alleanza del Sinai, inoltre e soprattutto testi profetici riguardanti il Messia, e alcuni salmi selezionati. Il pensiero moderno occidentale, troppo fissato sulle scienze naturali e sulla storiografia oggettiva, spesse volte trova difficile accedere al messaggio dell’AT, il quale nella sua totalità, in modo dinamico, e in tutte le parti deve essere compreso come lieto messaggio. In molti passi l’AT rivela una sorprendente attualità anche per i problemi del nostro tempo: Che cos’è l’uomo? Di che cosa viviamo? Che cosa minaccia la nostra esistenza umana? Che cosa ci permette il pieno sviluppo? Nell’IR, come nell’annuncio della fede ai giovani fuori del contesto scolastico, si tratta in primo luogo di aiutare i giovani a ritrovarsi in questi testi. Questo è realizzabile mediante una didattica biblica che coinvolga la loro creatività, per es. drammatizzazione di episodi biblici, meditazione su immagini e fotolinguaggio, collages, ecc. Questa comunitaria esplorazione del messaggio dell’AT aiuta i giovani a diventare uomini maturi, che non si limitano a far crescere in se stessi il Regno di Dio, ma lo vogliono annunciare anche agli altri, perché di tutti il Dio della Bibbia si interessa (→ AT: lettura cristiana).

Bibliografia

H. U. v. Balthasar, Gloria, vol. VI: Antico Testamento, Milano, Jaca Book, 1980; A. Deissler, L’anntmcio dell’Antico Testamento, Brescia, Paideia, 1980; W. Eichrodt, Teologia dell’Antico Testamento, vol. I: Dio e il suo popolo, ivi, 1979; G. Fohrer, Strutture teologiche dell’Antico Testamento, ivi, 1980; J. Edmond, Théologie de l’Ancien Testament, Neuchàtel, Delachaux et Niestlé, 1968; W. J. Harrington, The Path of Biblical Theology, Dublin, Gill and Macmillan, 1973; G. v. Rad, Teologia dell’Antico Testamento, 2 vol., Brescia, Paideia, 19721973; H. G. Reventlow, Hauptprobleme der alt. Theologie im 20. Jahrhundert, Darmstadt, Wissenschaftliche Buchgesellschaft, 1982; C. Westermann, Teologia dell’Antico Testamento, Brescia, Paideia, 1983; H. W. Wolff, Antropologia dell’Antico Testamento, Brescia, Queriniana, 1975; W. Zimmerli, Rivelazione di Dio. Una teologia dell’Antico Testamento, Milano, Jaca Book, 1975.

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