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ANNO LITURGICO

[di Manlio Sodi]

Il contesto socio-culturale tuttora in evoluzione in cui si trova a dover operare il ministero della C., chiama in causa — problematizzandola — anche la realtà anno liturgico (= AL) nella sua struttura e nei suoi contenuti. La struttura è la risultante di un processo di ordine teologico-liturgico-pastorale e cat.-spirituale che si è progressivamente realizzato in un arco di tempo molto vasto, nell’ambito dell’esperienza celebrativa di molteplici Chiese locali. In quanto tale la struttura non è in sé un assoluto; essa è tuttavia il mezzo per far vivere nel tempo un contenuto: il mistero di Cristo. Questa è la realtà che costituisce, nel contesto, l’oggetto primario della C.

1. La salvezza nel tempo. Per il cristiano il tempo è la categoria entro cui si attua la salvezza. Ecco il motivo per cui «nel corso dell’anno (la Chiesa) distribuisce tutto il mistero di Cristo, dall’Incarnazione… all’attesa della beata speranza del ritorno del Signore. Celebrando così i misteri della Redenzione, essa apre ai fedeli le ricchezze delle azioni salvifiche e dei meriti del suo Signore, così che siano resi in qualche modo continuamente presenti e i fedeli possano entrare in contatto con essi ed essere ripieni della grazia della salvezza» (SC 102).

La comunità cristiana esprime questa certezza all’inizio della Veglia pasquale nel rito della preparazione del Cero: «Il Cristo ieri e oggi, Principio e fine, Alfa e Omega. A lui appartengono il tempo e i secoli. A lui la gloria e il potere per tutti i secoli in eterno» (Messale 163). È una professione di fede in cui l’assemblea riconosce che il tempo non le appartiene, ma lo vive come mezzo per conseguire l’Omega, per comunicare con la pienezza del mistero di Cristo. Infatti, ciò che dà significato alla dimensione tempo non è tanto l’alternarsi dei giorni e delle stagioni, quanto la certezza di vivere l’opera della salvezza all’interno di tale ciclo naturale, dove gli elementi sole e luce sono assunti come segni di Cristo, «sole di giustizia» e «luce che non conosce tramonto».

È all’interno di questo dinamismo che si sviluppa l’itinerario di crescita del cristiano: un itinerario caratterizzato da tappe (i sacramenti) e da ritmi (l’AL). Se la C. «deve essere al servizio di una partecipazione attiva, cosciente e autentica alla liturgia della Chiesa» per «portare a comprendere progressivamente tutta la verità del progetto di Dio» (DCG 25 e 24), ne consegue che l’accostamento dell’AL nella sua globalità e nei suoi ritmi costituirà il metodo più adeguato per enucleare quei contenuti che la catechesi — oggi come in passato — è chiamata ad assumere come oggetto del proprio ministero.

L’AL come contenuto di C. Dio ha progettato di salvare l’uomo facendosi Uomo, calandosi nella sua storia. È una economia di salvezza che «iniziata nel passato, ha toccato il suo vertice in Cristo e opera nel tempo presente in attesa del compimento» (DCG 44). Questa è la realtà che la Parola di Dio annuncia e che si attua nella celebrazione rituale.

Qui si inserisce il compito specifico della C.: chiamata a ricordare «l’evento supremo di tutta la storia della salvezza, al quale i fedeli comunicano mediante la fede», essa «dispone i credenti a riconoscere l’attuale presenza del mistero di salvezza di Cristo… e della Chiesa», per aprire «i cuori alla speranza della vita futura, compimento di tutta la storia della salvezza» (DCG 44). Questo è il contenuto che la C. attinge dalla Scrittura e dalla Tradizione viva della Chiesa; questa è la realtà celebrata, attuata, partecipata nella liturgia e nella vita cristiana, e così espressa con felice sintesi da Leone Magno nella sua seconda omelia sull’Ascensione: «Quello che era visibile del nostro Redentore è passato nei riti sacramentali» (cf Liturgia delle Ore, vol. II, 853).

La liturgia vista come la continuazione dell’intervento di Dio che salva attraverso segni rituali, prolunga e attua nel tempo, mediante la celebrazione, le ricchezze salvifiche del Signore. Per questo l’AL non è una serie di idee o una successione «illogica» di feste più o meno grandi, ma è una Persona, Gesù Cristo. La salvezza da lui realizzata «specialmente per mezzo del mistero pasquale della sua beata Passione, Risurrezione da morte e gloriosa Ascensione» (SC 5), viene offerta e comunicata nelle diverse azioni sacramentali che caratterizzano il dinamismo del calendario cristiano. La storia di salvezza che continua nell’oggi della Chiesa costituisce dunque l’elemento portante dell’AL, e lo rende assolutamente non concorrenziale con altri anni, come quello scolastico, sociale, solare, sportivo, ecc.

Con il RdC si può dunque concludere che l’AL «è celebrazione continuata e progressiva di tutto il piano della salvezza, in una forma che è ad un tempo evocazione delle mirabili opere di Dio, culto filiale al Padre per mezzo del Figlio nello Spirito, istruzione e santificazione della Chiesa: un intreccio che offre la più vasta tematica ad ogni forma di C., soprattutto nei tempi forti dell’Avvento e del Natale, della Quaresima e della Pasqua, orientati alla celebrazione della manifestazione del Signore e del suo mistero pasquale» (n. 116).

Dal momento che la liturgia oltre che «fonte inesauribile per la C.» (RdC 117), è già «una preziosa C. in atto» (RdC 114) in quanto «permette di cogliere in unità tutti gli aspetti del mistero di Cristo, parlando con linguaggio concreto alla mente come ai sensi» (RdC 113), il ministero della C. dovrà necessariamente farvi ricorso «con saggia frequenza» (RdC 117) per «studiare e spiegare… il senso… dei riti» (RdC 115) e dei loro contenuti, «per rendere più cosciente la partecipazione all’azione liturgica» (RdC 117), armonizzando in felice sintesi le realtà apprese nelle lezioni di catechismo — a qualunque livello ed età — e celebrate lungo l’AL. In tal modo i vari tempi liturgici non rischieranno di essere considerati come dei contenitori cronologici da riempire di contenuti e attività che derivano da altre preoccupazioni pseudo-pastorali.

3. Itinerario di fede. La «meravigliosa esperienza dell’anno liturgico» (RdC 149) evidenzia il modo con cui la Chiesa realizza e «completa la formazione dei fedeli» (SC 105). La liturgia, come la Scrittura, non può prescindere dalla C., anzi la presuppone e la esige; la C. ha bisogno della liturgia come di una fonte privilegiata perché «inesauribile» (RdC 117). L’una e l’altra dunque si richiamano e si completano in vista di un reciproco arricchimento.

Vivere e approfondire i ritmi e le stagioni dell’AL è realizzare una progressiva esperienza di vita di fede, fino al «pieno sviluppo della personalità cristiana» (RdC 188). Tutto questo si compie mediante una «conoscenza della storia della salvezza, che ha il suo centro in Cristo morto e risorto e la sua perenne attualizzazione nella vita e nella missione della Chiesa; un progressivo cambiamento di mentalità e di costume, ispirato all’insegnamento di Cristo; l’accettazione delle prove e dei sacrifici, che si accompagnano sempre alla vita umana, con la coscienza di partecipare in modo più diretto alla passione di Cristo; l’iniziazione alla preghiera e alla celebrazione liturgica, che attualizza la salvezza di Cristo e abilita all’impegno e alla testimonianza» (EeS 88).

Come si vede, si tratta di un itinerario di tipo sapienziale. L’ideale da raggiungere è proposto nel modo che è tipico della liturgia, la quale presenta le realtà più profonde della storia della salvezza secondo uno stile narrativo che impegna il fedele ad un ascolto attento, per tradurre poi le realtà annunciate in scelte di vita, di fede e di grazia. Questa forma sapienziale inoltre è avvalorata da un altro elemento: quello della ciclicità. Il ritmo triennale permette l’ascolto di una parte ancora più abbondante di Parola di Dio, senza con questo ingenerare quella stanchezza per le cose da poco udite, cui può dare adito un ciclo di letture annuale.

La conclusione ultima che emerge è che itinerario di fede, azione liturgica e catechesi siano intessuti in modo tale da realizzare quella simbiosi che di anno in anno, di Pasqua in Pasqua porti il fedele a celebrare in pienezza la Pasqua eterna, quando i nostri occhi vedranno il volto del Padre e canteremo per sempre la sua lode, in Cristo, nostro Signore (cf Pregh. euc. III).

Bibliografia

A quando la svolta liturgica nella catechesi?, in «Rivista Liturgica» 69 (1982) n. 2; A. Adam, L’anno liturgico. Celebrazione del Mistero di Cristo. Storia-teologia-pastorale, Leumann-Torino, LDC, 1984; J. Aldazabal et al., Ritmo joven del ano cristiano. Pastoral juvenil del Ano Litùrgico, Madrid, Centro Nacional Salesiano de Pastoral Juvenil, 1971; L’anno liturgico, Casale M., Marietti, 1983; A. Bergamini, Cristo, festa della Chiesa. Storia-teologia-spiritualità-pastorale dell’Anno Liturgico, Roma, Ed. Paoline, 1982; M. Magrassi, Cristo ieri oggi sempre. La pedagogia della Chiesa-Madre nell’anno liturgico, Bari, Ecumenica Ed., 1978; A. G. Martimort (ed.), La Chiesa in preghiera. Vol. IV: La liturgia e il tempo, Brescia, Queriniana, 1984; Messale dell’assemblea cristiana – festivo, Leumann-Torino, LDC, 19846; Il Messale Romano del Vaticano II Orazionale e Lezionario. Vol. I: La celebrazione del Mistero di Cristo nell’anno liturgico, Leumann-Torino, LDC, 1984. Vol. II: Il Mistero di Cristo nella vita della Chiesa e delle singole comunità cristiane, ivi, 1981; A. Nocent, Celebrare Gesù Cristo. L’anno liturgico, 7 vol., Assisi, Cittadella, 1976-1978; A. Olivar, Il nuovo Calendario liturgico, Leumann-Torino, LDC, 1973; D. Sartore – A. M. Triacca, Nuovo Dizionario di Liturgia, Roma, Ed. Paoline, 1984; A. M. Triacca, Tempo e liturgia, ivi, 1494-1508.

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