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ANGELI E DEMONI

[di Giorgio Gozzelino (1930-2010)]

Il messaggio rivelato delle Scritture attesta che il progetto di comunione filiale voluto da Dio per il mondo in forza del quale esiste tutto quanto esiste, pur incentrandosi (co me dimostra l’incarnazione) sulla risposta della libertà umana, si estende alla partecipazione di libertà create superiori a quella umana e solidali con essa. Questa rivelazione costituisce il nucleo portante della dottrina di fede riguardante gli A.

Il medesimo messaggio insegna che lo spessore del male vinto in radice dalla croce di Gesù Cristo con una vittoria che gli uomini debbono far propria nella storia, si allarga, ben oltre la pura malvagità umana, a un potere distruttivo superiore che rende assurda e suicida la pretesa dell’uomo di debellare le ingiustizie e le iniquità del mondo con le sole sue forze. Questa rivelazione rappresenta la sostanza della dottrina di fede riguardante il diavolo e i D.

2. Ne consegue che l’angelologia e la demonologia non sono temi a sé stanti intesi ad elaborare informazioni dirette sugli A. e D. stessi, ma sono capitoli interni della antropologia e della cristologia che consentono sostanziali approfondimenti del mistero dell’uomo e di Gesù.

In relazione alla antropologia, l’angelologia motiva l’umiltà dell’uomo impedendogli di interpretarsi come la sola riuscita spirituale dell’universo creato, e mette in evidenza la gratuità di Dio che si compiace con la libertà più piccola organizzando l’intera creazione attorno ad essa; assieme, conferma la struttura estatica e dialogica dell’uomo denunciando apertamente la stoltezza delle creature che credono di bastare a se stesse chiudendosi nell’egoismo. La demonologia invece smentisce radicalmente l’utopia di una autonoma redenzione dell’uomo compiuta dall’uomo stesso, e giustifica l’esercizio della misericordia verso i peccatori mostrando in essi dei colpevoli che sono pure delle vittime.

In relazione alla cristologia, l’angelologia manifesta le sconfinate dimensioni della signoria universale di Gesù risorto; mentre la demonologia fa capire come senza Gesù davvero non si possa fare nulla, non solo sul piano primario della comunione con Dio, ma anche su quello subordinato della liberazione dal male, trasformandosi per ciò stesso in decisivo motivo di ferma adesione al Risorto.

3. Le difficoltà opposte alla dottrina degli A. e dei D., oggi emarginata e contestata anche in campo cattolico, nascono soprattutto dal fatto che essa si scontra frontalmente con la convinzione della totale autosufficienza dell’uomo pacificamente professata dalle culture dominanti del nostro tempo. Una adeguata C. del loro significato costituisce un eccellente correttivo dell’illusione più tragica e diffusa della mentalità corrente, rivestendo per ciò stesso un grande valore educativo.

Le numerose asserzioni bibliche sulla realtà e sulla importanza degli A. e dei D. sono talora intese in modo da ridurre i primi a semplice simbolo della sollecitudine di Dio per il mondo (provvidenza), e i secondi a semplice personificazione dell’orrore del peccato. Questa interpretazione contraddice categoricamente la convinzione personale di Gesù sulla verità e sulla rilevanza della lotta contro il diavolo e i D.; convinzione accertata sia dallo studio critico del materiale neotestamentario, sia soprattutto dalla ermeneutica del senso genuino delle Scritture garantita dalla tradizione credente della Chiesa. Resta vero però che la sola considerazione dell’AT non basta a consentire una soluzione sicura della questione; che il NT assicura la realtà personale degli A. a partire da quella dei D. e non viceversa; e che non tutti i passi concernenti la loro attività possono essere intesi come suonano.

4. Nel parlare di queste misteriose realtà, occorre distinguere accuratamente tra i dati che vincolano la fede e quelli che rappresentano, pur se sostenuti da venerande tradizioni, delle semplici opinioni teologiche. Vincola la fede la professione della importanza dell’azione degli A. e del diavolo nella storia concreta dell’uomo; la loro realtà di creature superiori all’uomo e coinvolte nel suo cammino; la verità del loro essere semplici creature, e quella della dipendenza della loro attuale santità o malvagità dalla scelta della loro libertà. Appartengono all’area della libera discussione le questioni riguardanti la natura della colpa che ha trasformato gli A. in D., l’interpretazione che li vuole spiriti puri, l’illustrazione delle loro modalità di conoscenza, volere e agire, il numero e la gerarchia degli A., e la distinzione tra diavolo (Satana) e i D. È certo che l’accezione del termine «persona» è diversissimo se applicata agli A. o ai D., e sempre solo analogica con quella che si attaglia agli uomini.

5. Nella presentazione di questa dottrina si deve evitare ogni sorta di speculazione gratuita; come pure una presentazione del demoniaco che offuschi il carattere gioioso della buona novella cristiana, come avviene quando si parla della forza di Satana senza nominare l’onnipotenza di Dio, o si discute della lotta contro di lui senza vederla quale prolungamento della vittoria già ottenuta dall’obbedienza di Gesù al Padre.

Il linguaggio più appropriato per parlarne resta quello simbolico, fondato sulle esperienze più profonde di bene o di male registrabili nella storia dei singoli e della umanità.

Bibliografia

H. U. von Balthasar, Angeli e demoni, in Theodrammatica, vol. 3, Milano, Jaca Book, 1983, 425-462; M. Flick – Z. Alszeghy, Il Creatore. L’inizio della salvezza, Firenze, LEF, 19615; G. Gozzelino, Vocazione e destino dell’uomo in Cristo, Leumann-Torino, LDC, 1985; W. Kasper – K. Lehmann (ed.), Diavoli, demoni, possessione, Brescia, Queriniana, 1983; A. Marranzini, Angeli e demoni, in Dizionario Teologico Interdisciplinare, vol. I, Torino, Marietti, 1977, 351-364; M. Seemann – D. Zahringer, Il mondo degli angeli e dei demoni, in Mysterium Salutis, vol. 4, Brescia, Queriniana, 1970, 721-816.

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