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AMBROGIO di Milano

[di Ferdinando Bergamelli]

Ambrogio di Milano venne a trovarsi in una situazione paradossale quando si vide acclamato vescovo, quella cioè di dover insegnare prima ancora di aver imparato, e di imparare insegnando. Ma ciò fu anche provvidenziale, perché nel contatto assiduo col suo popolo attraverso il ministero diuturno della predicazione egli maturò ritmato talento della parola liberandola da ogni formalismo astratto e ridondante per renderla nitido veicolo di comunicazione della Parola di Dio. Egli divenne così uno dei più grandi pastori e catecheti dell’occidente cristiano.

1. Vita. Nato a Treviri, probabilmente nel 339, ma educato a Roma, A. ebbe un’ottima formazione negli studi classici e giuridici, giungendo anche ad esercitare la professione di retore e avvocato a Sirmio. Iniziò la carriera politica nel 370, quando venne nominato governatore della Liguria e dell’Emilia con sede a Milano. Alcuni anni dopo, un fatto inaspettato doveva sconvolgere la sua vita. Nel 374 era intervenuto col prestigio della sua carica a sedare i tumulti sorti fra cattolici e ariani in occasione dell’elezione del successore dell’ariano Aussenzio, e all’improvviso si sentì acclamare vescovo. Inutili furono le sue resistenze col manifestare a più riprese la sua impreparazione. Era ancora catecumeno, ma in una settimana ricevette il battesimo e gli altri sacramenti, e venne consacrato vescovo il 7 dicembre del 374. Sentendosi impari al grave compito, cercò un ricupero intensivo dedicandosi con passione allo studio e alla meditazione della Sacra Scrittura, che divenne il centro del suo universo mentale. In tale studio si lasciò guidare soprattutto dagli autori greci, specialmente Filone, Origene e Basilio, che furono i suoi maestri preferiti. La fatica quotidiana della predicazione, nella quale si era impegnato fin dagli inizi del suo ministero, fu il crogiolo che lo costrinse a filtrare e ad affinare i moduli espressivi del suo classicismo, alla ricerca di una parola semplice, duttile e luminosa che fosse veramente eco fedele (catechesi) della Parola di Dio. In tal modo egli si formò pastore e catecheta eminente della Chiesa milanese. Su questo sfondo visse da protagonista tutti i più importanti eventi storico-politici e religiosi del suo tempo, fino alla morte che lo colse il 4 apr. del 397.

2. Opere cat. Riferimenti e accenni più o meno ampi a temi cat. sono reperibili un po’ ovunque nella vasta produzione ambrosiana. Ma le opere dedicate in modo esplicito alla C. sono le seguenti quattro.

1) De Abraham I (= AI): appartiene al primo periodo delle opere esegetiche di A. con datazione probabile verso il 382-383. Sulla sua autenticità non ci sono dubbi. AI ha per soggetto Abramo visto come il modello di comportamento per i competenti, cioè i candidati al battesimo. Si tratta di un’opera in cui A. svolge la C. morale che ha di mira la conversione della vita. La virtù fondamentale messa in evidenza è la fede di Abramo intesa come totale adesione a Dio. Inoltre il Pastore milanese si sofferma con particolare insistenza sulla C. preparatoria al matrimonio.

2) Explanatio symboli (= ES): strettamente connessa con le due opere seguenti, ES forma con esse una specie di trilogia cat. dell’iniziazione cristiana. La datazione è incerta (forse il 389). L’autenticità è stata a lungo contestata, ma oggi è universalmente accolta. Si tratta di una istruzione elementare di commento ai dodici articoli del Simbolo romano. ES dunque contiene la C. dogmatico-dottrinale di A., che ha come scopo quello di fare assimilare il «breviario della fede» (ES, 2) ai competenti attraverso la consegna (traditio) del simbolo e la sua restituzione (redditio).

3) De Sacramentis (= S): forma un tutt’uno con l’opera seguente, avendo entrambe lo stesso contenuto. S raccoglie la C. mistagogica di A. allo stato ancora parlato, in una stesura stenografica. La datazione non è sicura (probabilmente verso gli anni 380). L’autenticità è stata oggetto di una lunga polemica durata secoli, con qualche strascico che perdura ancora ai nostri giorni. Ma la più recente critica ha ormai rivendicato convincentemente la paternità ambrosiana di entrambe le opere. S comprende 6 sermoni tenuti ai neofiti nella settimana dopo Pasqua e riguardanti le varie fasi del rito battesimale, la celebrazione eucaristica e la C. alla preghiera concentrata intorno al «Padre nostro». S è importante anche per la storia della liturgia.

4) De Mysteriis (= M): è una rielaborazione più condensata del materiale contenuto nell’opera precedente. M infatti è un breve trattato che contiene la C. mistagogica ambrosiana destinata alla pubblicazione per un cerchio più vasto di destinatari. La datazione è posteriore di alcuni anni a quella di S.

3. Il pensiero cat. Anche da questi accenni sommari si potrà constatare che la C. ambrosiana, al pari di quella di → Cirillo di Gerusalemme, è strutturata su tre elementi fondamentali. Prende le mosse dalla C. morale, così intesa dallo stesso A.: «Abbiamo trattato ogni giorno di morale, quando si leggevano la storia dei patriarchi e le massime dei Proverbi, affinché formati e istruiti da essi, voi vi abituaste ad entrare nella via dei padri e a seguire il cammino nell’obbedienza ai precetti divini, perché rinnovati per mezzo del battesimo, conduceste il genere di vita che conviene a coloro che sono stati purificati» (M, 1,1). Non una morale astratta dunque, ma presentata nel vissuto di persone concrete, entro il tessuto della storia sacra, e che deve sfociare nella conversione della vita. A. ottiene così il duplice risultato di introdurre i suoi catecumeni nella «via dei padri» e di iniziarli contemporaneamente alla familiarità con le Scritture.

Così purificati essi possono accedere alla seconda tappa, quella della C. dogmatico-dottrinale, con la consegna del simbolo e la sua successiva restituzione, che li mette in grado di assimilare i fondamenti del credere. Finalmente con la C. mistagogica l’itinerario cat. ambrosiano giunge al suo vertice. Ormai i fedeli, illuminati dal battesimo, possono fissare gli occhi sul mistero. A questo punto il catecheta cede il posto al mistagogo, e A. con passione conduce per mano gli iniziati nell’universo dello spirito alzando il velo e comunicando loro una nuova capacità visiva, cioè quella di fare l’esperienza della salvezza nell’oggi della celebrazione liturgica (i sacramenti). «Sei andato, ti sei lavato, sei venuto all’altare, hai cominciato a vedere ciò che prima non eri riuscito a vedere. Cioè, mediante il fonte del Signore e l’annuncio della sua passione, i tuoi occhi si sono aperti in quel momento. Tu che prima sembravi accecato nel cuore, hai cominciato a vedere la luce dei sacramenti» (S, 111,15). Anche da questo splendido testo si può arguire che il metodo mistagogico ambrosiano è retroattivo e unitario, e va al di là di una semplice istruzione morale-intellettuale. Esso mira a una C. globale che termini a una conoscenza esperienziale dell’universo della fede, segnando il primato della vita sui concetti.

Bibliografia

1. L’edizione critica fondamentale delle quattro opere cat. è quella dello CSEL: AI = CSEL 32/1 (1897) 499-564, ed. C. Schenkl; ES = CSEL 73/7 (1955) 1-12; S = ibid., 13-85; M = ibid., 87-116, ed. O. Faller (di tutte e tre). In italiano esiste ora un’eccellente edizione bilingue (latino e italiano) nella collana «Opera omnia di S. Ambrogio» a cura della Biblioteca Ambrosiana e pubblicata da Città Nuova Ed.; AI = Opere esegetiche 2/II (1984) 29-127, ed. F. Gori; ES = Opere dogmatiche (1982) 25-39; S = ibid., 41-133; M = ibid., 135-169, ed. G. Banterle (di tutte e tre).

2. Studi. A. G. Martimort, Attualità della catechesi sacramentale di Sant’Ambrogio, nel vol. Rinnovati in Cristo e nello Spirito. L’iniziazione cristiana, Bari 1981, 107-132; V. Monachino, S. Ambrogio e la cura pastorale a Milano nel secolo IV, Milano 1973; B. Parodi, La catechesi di S. Ambrogio. Studio di pedagogia pastorale, Genova 1957; L. F. Pizzolato, Le componenti della catechesi in S. Ambrogio, in S. Felici (ed.), Cristologia e catechesi patristica, Roma 1981, 77-91 (bibl.).

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