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AGOSTINO

[di Ottorino Pasquato (1931-2008)]

1. Nato in Numidia (354), studiò letteratura latina; solo tardi e non molto il greco. Educato cristianamente dalla madre, a 16 anni fu però dominato dal piacere di «amare ed essere amato» (Conf., 11,2,2). Recatosi nel 371 a Cartagine ebbe un figlio, Adeodato. A 19 anni passò al manicheismo, in cui rimase fino ai 28 anni. «Eravamo sedotti e seducevamo» (ibid., IV,1,1). Fu a Roma, poi a Milano professore di retorica; qui Monica lo trovò in preda allo scetticismo. Con la sua riflessione e la predicazione di → Ambrogio credette in Dio e all’anima spirituale. Abbandonato il manicheismo, fu catecumeno: aveva ritrovato la fede in Cristo e nella Chiesa; aveva trovato ciò che da 13 anni cercava (ibid., VII,21,27). Si ritirò a Cassiciaco, si preparò al battesimo, che ricevette nella notte di Pasqua insieme al figlio e ad Alipio: «Fummo battezzati e fuggì da noi ogni affanno della vita trascorsa» (ibid., IX,6,14). Ricorderà sempre Ambrogio, venerato «come padre, perché mi ha generato… in Cristo Gesù» (Contra Jul., 1,3,10). Tornò a Tagaste dove condusse vita monastica; divenuto prete, dietro acclamazione del popolo, fu zelante pastore, polemizzò contro gli eretici, predicò al popolo. Venne ordinato vescovo forse nel 396. Infaticabile l’attività episcopale: specie la predicazione al popolo, improvvisata o preparata, semplice e profonda, sabato e domenica, talora per più giorni di seguito. Eccelleva tra i vescovi africani, vinse manichei, donatisti, pelagiani. Morì nel 430, durante l’assedio dei Vandali a Ippona.

2. La teoria cat. di A. è espressa soprattutto nel De catechizandis rudibus, manuale di metodologia cat., in 27 cc., di cui cc. I-XV teorici, cc. XVI-XXVII pratici (due esempi); è la risposta a un diacono di Cartagine, catechista scoraggiato, incaricato di accostare i «rudes», principianti pagani, anche colti, ma desiderosi del contenuto essenziale del cristianesimo: unico esempio patristico di tal genere. Tre fasi: 1) Racconto (narratio): con metodo storico-globale si presenti tutta la storia della salvezza (narratio piena), mediante fatti essenziali (mirabiliora), e i secondari solo a rapidi cenni (III,5): emergeranno i nodi della storia della salvezza (articuli temporis), di cui il principale è «l’evento-Cristo», sintesi degli altri; e la continuità tra AT e NT: «L’AT è il velo del NT e nel Nuovo si manifesta l’Antico» (IV,8). Fine della Rivelazione è la «charitas», finalizzazione della «narratio», in modo che «chi ti ascolta, ascoltando creda, credendo speri, sperando ami» (Le.). Apice della «charitas» divina è Cristo: la Scrittura «narra Cristo e spinge ad amare» (l.c.). 2) Aprire alla speranza (cohortatio): è la «speranza della risurrezione» (VII,11): «Sarà difficile a Dio … restituire al tuo corpo l’insieme dei due elementi, se egli ha potuto crearlo, quando non esisteva»? (XXV,46). La storia della salvezza va così dalla creazione alla risurrezione. Si stabilisca il nesso tra C. e vita, anzi si dilati l’orizzonte alla storia universale e ultima: «(Le due città) ora sono mescolate secondo il corpo, ma distinte secondo lo spirito; in futuro, nel giorno del giudizio saranno separate anche secondo il corpo» (XIX, 31). La speranza del rudis è Cristo risorto, motore della storia. 3) Procurare gioia (hilaritatis comparalo): la gioia contro la noia è necessaria al catechista e al catechizzando. A. espone sei elementi contro la gioia, indicandone altrettanti rimedi (X-XV). Avviene allora che «(i catechizzandi) pronunciano, per così dire, per bocca nostra le cose che ascoltano; e noi apprendiamo da essi, in certo modo, le cose che insegniamo» (XII,17). Attenzione all’ascoltatore: «A seconda della varia espressione (del catechizzando) il mio discorso prende avvio, procede e termina», secondo la carità (XV,23).

L’opera esercitò notevole influsso in Cassiodoro (sec. IV), Isidoro di Siviglia (sec. VII), Alcuino e Rabano Mauro (sec. IX), Petrarca, Erasmo, Vives, poi in Fleury, fino ad oggi. C’è chi la ritiene un manuale di C. generale (Capelle, Michel, Seage; però solo 9 paragrafi su 55 sono tali!), chi una teoria di C. di prima iniziazione (Van der Meer, Busch, Bareille, H. Leclercq, Combès, Farges). Chi vi coglie la «narratio» della storia della salvezza come idea centrale, chi invece (non fondatamente) la manifestazione della Chiesa, rilevando la disposizione del contenuto dottrinale in chiave kerygmatica (G. C. Negri), chi infine vi vede con più ragione la presentazione della «charitas» divina in Cristo (Istace, G. Oggioni, Trapé).

3. La prassi cat. di A. è rivolta a diverse categorie di persone. Ai principianti: cf i due esempi in De cat. rud. (XVI-XXV; XXVI-XXVII) tra racconto ed esortazione alla speranza. Per le altre categorie, ci sono i sermones. Ai catecumeni: consegna del Simbolo (pactum fidei) (serm. 212,1; 214,12) contenente «breviter… tutto ciò che credete» (serm. 212,1); «Symbolum est breviter complexa regula fidei» (serm. 213,1): Scrittura e Tradizione. A. espone la verità riguardante Dio Padre, il Verbo Incarnato «in forma servi», ma glorioso in cielo, lo Spirito S.: «Haec Trinitas unus Deus est» (serm. 212,1), la Chiesa, casta come Maria e peccatrice nei figli, infine il «finis sine fine erit resurrectio carnis» (serm. 213,9). Il Simbolo prima trasmesso (Traditio Symboli), imparato a memoria, scritto solo nel cuore, deve essere «reso» recitato a memoria (Redditio Symboli): «Singuli hodie reddidistis», cf In redditione Symboli (serm. 215,1-9). Ai «competentes», iscritti per prepararsi al battesimo: C. morale sui doveri cristiani: «Noi spargiamo la semente della parola, voi rendete i frutti della fede» (serm. 216,1) per osservare il «patto» e tendere alla vita eterna: «Ut competentes competenter adolescite in Christo, ut in virum perfectum iuveniliter accrescatis» (ivi, 1). Ai neofiti (infantes, nati a Cristo, serm. 228,1): la storia del pane e del vino viene rapportata alla storia dei neofiti battezzati e cresimati (mistagogia): «Poi c’è stato il battesimo e siete stati come impastati con l’acqua per prendere la forma del pane. Ma ancora non si ha il pane, se non c’è il fuoco. E che cosa esprime il fuoco, cioè l’unzione dell’olio? Infatti l’olio, che è alimento per il fuoco, è il segno sacramentale dello Spirito S.» (serm. 227,1). «Abbiamo loro spiegato il sacramento dell’Orazione del Signore, con cui debbono pregare; e così anche il sacramento del fonte e del battesimo» (serm. 228,3). Così la mistagogia circa l’eucaristia: «Dovete conoscere ciò che avete ricevuto, ciò che riceverete, ciò che ogni giorno dovrete ricevere» (serm. 227). «Ciò che vedete è il pane e il calice: ve lo annunciano anche i vostri occhi; ma per la vostra fede … il pane è il corpo di Cristo, il calice è il sangue di Cristo» (serm. 272,1). Sbocco finale è l’unità: «Se avete ricevuto bene, voi stessi siete ciò che avete ricevuto» (serm. 227). «Siate ciò che vedete, e ricevete ciò che siete» (serm. 272,1). «Chi riceve il mistero dell’unità, e non conserva il vincolo della pace, non riceve il mistero a suo favore, ma un testimonio a propria condanna» (ivi). Ai fedeli: è la C. postbattesimale o permanente che troviamo, oltre che in vari discorsi, che meriterebbero di essere individuati con cura, nel De agone chrìstiano liber 1, manuale per i fedeli con spiegazione del Simbolo e precetti morali, in «humili sermone», contenente «regulam fidei et praecepta vivendi» (Retract., 2,3).

Bibliografia

1. Fonti. De catechizandis rudibus, PL 40,309-348; CCL 46, 115-178. Trad. ital.: Brescia, La Scuola, 1963; A. Velli (ed.), La catechesi dei principianti. De catechizandis rudibus, Roma, Ed. Paoline, 1984; Numerose prediche di indole cat.

2. Studi. J. Daniélou, La catechesi nei primi secoli, Leumann-Torino, LDC, 1969, 205-235; V. Grossi, La liturgia battesimale in S. Agostino, Roma, Inst. Patr. Aug., 1970, 1-74; Fr. Michel, Le catéchiste à l’école de S. Augustin. Le «De catechìzandis rudibus», in «Catéchistes» 5 (1954) 20, 281-290; 21, 19-28; G. Oggioni, Il problema dell’educazione religiosa: la ricerca del metodo didattico (De cat. rud.), nel vol. S. Agostino educatore, Pavia 1971, 77-98; O. Pasquato, Rapporto tra catechesi e liturgia nella tradizione biblica e patristica, in «Rivista Liturgica» 72 (1985) 39-73 (61-64); I. Rodriguez, El catecumenado en la disciplina de Africa segun S. Agustin, Burgos 1955, 160-174; A. Trapé, S. Agostino e la catechesi: teoria e prassi, in S. Felici (ed.), Valori attuali della catechesi patristica, Roma, LAS, 1979, 117-125; Id., S. Agostino ai neofiti sullo Spirito Santo, in S. Felici (ed.), Spirito Santo e catechesi patristica, ivi 1983, 15-21.

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