Andrzej Świda

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Appunti di Jaskot Grzegorz (25.01.2019)

Sacerdote SDB polacco (n. 23.03.1905 a Malecz, oggi in Bielorusia – m. a Varsavia 19.02.1995). Malecz è stato sotto il dominio Russo per effetto delle ben note divisioni della Polonia a partire dal XVIII secolo. Secondo la tradizione delle famiglie signorili, il padre Tadeusz Świda (educato nel collegio dei Gesuiti a Chyrow e poi alla professione del commercio in Italia e a Antverpia) aveva ereditato le terre dal padre della moglie, Julia Zawadzka, e si occupava di agricoltura secondo le consuetudini degli antenati, integrate con quelle dell’Europa occidentale. La mamma Julia, che aveva frequentato diversi corsi a Varsavia ottenendo ottimi risultati nell’economia domestica, si occupava della custodia della casa e di tutto ciò che serviva per la vita dei familiari e dei vicini. Lei si dedicò anche alla formazione degli figli ‒ compresa la formazione intellettuale secondo le tradizioni polacche. Andrea, primo di 5 figli, dopo la preparazione a casa aveva sostenuto gli esami nelle scuole pubbliche che gli avevano permesso di continuare gli studi in diversi istituti: a Słuck, Vilno e Bydgoszcz. Nel 1924 ottenne la maturità a Bydgoszcz con una votazione media. Conoscendo se stesso si meravigliava che i voti fossero così alti. Suo padre decise di mandarlo a studiare chimica, ritenendo che questa materia gli avrebbe permesso di vivere bene. Andrea pensava invece allo studio della lingua polacca e al disegno. Il padre scelse per lui l’Università Jaghellonica a Cracovia, che in quel momento era in grande sviluppo. Dopo un anno si trasferì in un’altra università, quella di Poznań, dove continuò a studiare la chimica come materia principale. Con il permesso del padre seguì i corsi di disegno e di fotografia, ottenendo buoni risultati. Addirittura conseguì dei premi nelle mostre fotografiche e scrisse degli articoli su una rivista di fotografia. Uno degli insegnanti lo voleva come suo assistente all’Università di Vilno.

L’estate del 1925 fu decisiva per la scelta del futuro. Lui stesso dichiarò che fu l’estate della sua conversione. Era come tutti i giovani in ricerca del suo futuro. Da tempo si interessava, con l’appoggio di suo padre, di esoterismo, yoga, ecc., cercando in essi la perfezione. Nella sua famiglia c’era l’usanza che la sera si leggesse, stando insieme, qualche libro. Una sera il padre volle che Andrea leggesse un volume portato dalla biblioteca. La lettura del libro “Storia di un’anima” di Santa Teresa del Bambino Gesù capovolse tutte le sue prospettive di futuro. Dopo questa lettura serale sentì dentro di sé il desiderio, come S. Teresa, di diventare sacerdote e di andare nelle missioni. Riuscì nascondere molto bene le sue intenzioni e, tornando a Poznań per finire gli studi, aveva già un’idea chiara riguardo al suo futuro. Tornando a casa per le vacanze natalizie rivelò a tutti il suo progetto. Dopo una seria riflessione e molta preghiera, in seguito alla confessione, fatta dopo diversi anni, e dopo avere ricevuto diversi consigli, si indirizzò dai salesiani perché diceva che proprio S. Teresa lo aveva conducendo in questa direzione. Ancora prima di finire l’Università divenne aspirante dai salesiani a Poznań.

Nel 1929 terminava gli studi all’Università senza aver conseguito il titolo finale. Ed a questo punto poté dare realizzazione alle sue aspirazioni. Nello stesso l’anno entrò nel noviziato a Czerwińsk e il 16 luglio del 1930 emise i primi voti triennali. Cominciò il tirocinio nel Seminario Minore di Ląd in qualità di insegnante di chimica, di fisica e di disegno. Durante questo periodo terminò gli studi di filosofia e nello stesso tempo aiutò nelle attività del teatro e preparò diversi dipinti. Nel 1933 emise a Ląd i voti perpetui. Dal 1933 al 1937 studiò teologia a Cracovia e concluse la sua formazione con l’ordinazione sacerdotale nel 1937; sempre a Cracovia celebrò la prima messa presso le suore Carmelitane (quelle di S. Teresa). Nel frattempo dipinse diversi quadri e preparò per la stampa piccole biografie di S. Teresa, di Pier Giorgio Frassati e di Padre Pio.

Nello stesso anno i superiori lo mandarono di nuovo a Poznań, come catechista in una parrocchia e per finire gli studi, e il 12 dicembre del 1938 conseguì il titolo di licenza in chimica. Come sacerdote, operò a Marszałki e a Cracovia e dalle vacanze del 1939 cominciò a fare da catechista degli artigiani nella scuola a Oświęcim.  

Quando iniziò la seconda guerra mondiale, Oświęcim si trovava in prima linea. Dopo tanti problemi nei primi tempi, partì per Torino con alcuni salesiani tra cui dei chierici. A quel punto iniziò per lui un periodo difficile: a Bollengo aiutò i chierici nel loro inserimento; con altri preti polacchi stava progettando di tradurre alcune opere di catechetica stampate a Torino, che avrebbero potuto servire in futuro in Polonia; a Lanuvio insegnò chimica, fisica e storia dell’arte; per la scuola si spostò a Castel Gandolfo e a Roma (Sacro Cuore). Durante questo periodo collaborò al processo di beatificazione di don Czartoryski, scrivendone anche una piccola biografia (La “notte mistica” nella vita del Servo di Dio principe Augusto Czartoryski, Lanuvio 1944).

Con il permesso dei superiori, dal 1945 cominciò a fare da cappellano militare e fu nominato “ufficiale in tempo di guerra”. Venne mandato ad Alessano come cappellano ed anche come insegnante delle sue materie ai giovani soldati in preparazione all’esame di maturità. Là si fece apprezzare come un vero salesiano accogliendo tutti nello spirito di Don Bosco. Alla fine della guerra, nel 1946 ripartì con tutti per l’Inghilterra e poi d’accordo con l’Ispettore Ślósarczyk decise di rientrare in Polonia. Due suoi fratelli che aveva incontrato durante la guerra decisero, come tanti altri, di rimanere in Occidente, temendo eventuali conseguenze negative perché avevano collaborato con i nemici del nuovo governo comunista che si era formato in Polonia. Al rientro non venne accusato di nulla, come invece era accaduto ai suoi compagni militari.

Ricominciò a lavorare come insegnante nella scuola salesiana a Twardogóra, in una zona lasciata dai tedeschi e dove si era trasferita tanta gente da diverse parti, anche della ex Polonia. Nel 1948 diventò direttore e parroco a Lubin Legnicki. Date le necessità emerse dopo la guerra i salesiani cominciarono ad accettare parrocchie e nei dintorni della città dove si trovava, si costituì un “decanato salesiano”. Don Świda iniziò a coordinare la vita salesiana tra i confratelli dispersi, che spesso abitavano da soli per ragioni pastorali, e come decano ufficiale collaborò anche con i dirigenti della diocesi.

Con il cambio della situazione politica, che comportò un peggioramento della condizione della Chiesa, Don Świda venne privato dal suo ufficio come “persona non grata”. Per qualche tempo girò tra le case per poi riprendere nel dicembre 1953, come residente stabile, il ministero presso un santuario mariano a Przyłęków, dove dovette affrontare diversi problemi nei rapporti con il governo civile senza mai desistere nel proprio impegno per cui non si scoraggiò, ma anzi avendo più tempo cominciò una nuova tappa abbastanza importante della sua attività pastorale, raccogliendo  materiali che potevano essere di aiuto alla formazione dei salesiani e all’apostolato parrocchiale; pertanto, grazie al fatto che conosceva l’italiano iniziò dalle traduzioni di opere significative, per poi scriverne alcune di sue. Inoltre, si dedicò anche a predicare qualche turno di esercizi.

Seguì la tappa più impegnativa della sua vita. Nel 1957 diventò direttore del teologato a Oświęcim e consigliere ispettoriale. Nel 31 maggio del 1960 fu nominato dalla Sacra Congregazione dei Religiosi Visitatore apostolico dei camaldolesi in Polonia. Inoltre, il 14 giugno del 1960 diventò maestro dei novizi. Il Primate Card. Wyszyński lo invitò come professore all’Istituto per la Vita Interiore di Varsavia, affidandogli un corso su “Il ruolo del Maestro del Noviziato secondo le norme del diritto canonico”. Cominciò l’insegnamento nel 1962: il Card. Wyszyński voleva assicurare una preparazione buona ed aggiornata ai maestri dei novizi in tutta la Polonia. Insegnò fino al 1974, adeguandosi anche alle nuove indicazioni del Concilio Vaticano II. Nel 1968 il Rettor Maggiore dei Salesiani, Don Ricceri, propose al Primate Card. Wyszyński Don Świda come suo delegato per le FMA in Polonia per 3 anni.

Il 15 agosto del 1965 diventò ispettore dell’Ispettoria di S. Stanislao Kostka di Varsavia (prima apparteneva all’Ispettoria di Cracovia). Iniziò a conoscere i confratelli ed anche a mettere in pratica l’aggiornamento avviato dal Concilio Vaticano II. Si mise d’accordo con Don Józef Król, nuovo ispettore di Cracovia, per preparare insieme l’aggiornamento. Nel quinto anno del suo incarico in vista del nuovo Capitolo Generale chiese al Rettor Maggiore di scegliere un altro Ispettore che, partecipando ai raduni, potesse guidare meglio l’Ispettoria. L’8 settembre del 1970 nel santuario della Madonna a Czerwińsk, nel giorno della incoronazione del quadro con le corone papali, affidò l’Ispettoria a Don Żołnowski Feliks.

A 65 anni scrisse al Rettor Maggiore che “sentiva i sintomi della arteriosclerosi”, anche se era ancora in piena attività. Continuò a insegnare all’Istituto per la Vita Interiore di Varsavia, e iniziò ad insegnare la storia della Congregazione nelle case di formazione delle due ispettorie.

Nel 1978 venne nominato ufficialmente archivista ispettoriale prima a Łódź e nel 1975 a Varsavia. Assunse questo incarico con grande impegno e intendeva creare un vero archivio in un ambiente a questo dedicato, dato che l’Archivio storico era stato bruciato durante la guerra. Continuò questo lavoro fino alla fine della sua vita.

Lavorando tra i documenti e tra i pochi libri di salesianità provenienti specialmente dalla Italia, acquisì una base sufficiente per poter continuare la sua attività come scrittore salesiano. Redasse diversi libri come unico autore, vari articoli nei giornali salesiani e della Chiesa e trattò diversi temi in innumerevole pagine che sono rimaste allo stato di dattiloscritto e di manoscritto, perché non si poteva pubblicare tutto.

Predicò diverse conferenze ai salesiani, alle FMA e alle VDB. Con le VDB ha lavorato tantissimo come traduttore e come loro formatore. Praticamente ha cominciato il lavoro con le ragazze lo negli anni 1950 quando era parroco.

Va anche ricordato che era un buon confessore dei salesiani e dei fedeli nelle chiese dove lavorava.

Morì a Varsavia il 19 febbraio del 1995 a quasi 90 anni di età e fu sepolto nella tomba dei salesiani di quella città.