1825: Giovanni a 10 anni intratteniene i ragazzi suoi compagni

1825: Giovanni comincia all’età di 10 anni a intrattenere i ragazzi suoi compagni prima con la lettura dei libri che il maestro gli ha imprestato, poi con giochi di prestigio e di acrobazia che ha imparato alle fiere «con il permesso e l’approvazione» di sua madre (MB 1,104.143).

«Voi mi avete più volte dimandato a quale età abbia cominciato ad occuparmi dei fanciulli. All’età di 10 anni io faceva quello che era compatibile alla mia età e che era una specie di Oratorio festivo…  In mezzo a’ miei coetanei ero molto amato e molto temuto».

Don Bosco usava il verbo temere nel senso di “portar rispetto e venerazione”. Nell’edizione italiana del trattato sul Sistema Preventivo leggiamo: «L’educatore tra gli allievi cerchi di farsi amare, se vuol farsi temere»; mentre nel testo francese a fronte è scritto: «Le maître doit tâcher de se faire aimer par les élevès, s’il veut qu’on le respecte» (Giovanni BOSCO, Il sistema preventivo nella educazione della gioventù. Introduzione e testi critici a cura di Pietro Braido, Roma, LAS, 1989, 91 e 126).

Durante le lunghe sere d’inverno i contadini si radunavano nelle stalle e al lume di lucerna trascorrevano il tempo recitando il rosario, facendo lavori manuali, scambiandosi le notizie della giornata, raccontando favole e leggende tradizionali. In queste occasioni si usava anche leggere ad alta voce vite dei santi o romanzi popolari. Per favorire un uso edificante di tali raduni, Felice Cecca, parroco di Villafranca Piemonte (Torino), aveva composto un prontuario che ebbe molta fortuna editoriale: Le veglie de’ contadini cristiani. Dialoghi famigliari instruttivi sopra la fede e suo simbolo, ad uso delle persone di campagna, Carmagnola, Pietro Barbiè, 1799 (che ebbe riedizioni per tutto l’Ottocento, fino all’undicesima nel 1902) (MB 1,138).

Reali di Francia e Guerino Meschino: romanzi cavallereschi medievali francesi, volgarizzati in italiano da Andrea Mangiabotti da Barberino (1370-1431); in Italia furono apprezzati e letti ancora per tutto l’Ottocento (cf.. Dizionario critico della letteratura italiana, diretto da Vittore Branca, Torino, UTET, 1986, I, 65-67). Bertoldo e Bertoldino: novelle di Giulio Cesare Croce (1550-1609). La prima (Le sottilissime astuzie di Bertoldo), raffigura un contadino deforme e astuto, apprezzato dal re Alboino per la sua intelligenza, nonostante la libertà con la quale si prendeva gioco del potere. La seconda novella (Le piacevoli e ridicolose semplicità di Bertoldino), mette in scena il figlio Bertoldino; qui la situazione è rovesciata: non si ride più dell’astuzia del plebeo, ma della sua sciocchezza (cf. Dizionario critico della letteratura italiana, II, 78-81).

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